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Alexander von Humboldt: „Sulla produzione dell’oro e dell’argento considerata nelle sue fluttuazioni“, in: ders., Sämtliche Schriften digital, herausgegeben von Oliver Lubrich und Thomas Nehrlich, Universität Bern 2021. URL: <https://humboldt.unibe.ch/text/1838-Ueber_die_Schwankungen-19-neu> [abgerufen am 25.05.2024].

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Titel Sulla produzione dell’oro e dell’argento considerata nelle sue fluttuazioni
Jahr 1856
Ort Turin
Nachweis
in: Biblioteca dell’economista 5:41 (1856), S. 637–665.
Sprache Italienisch
Typografischer Befund Antiqua; Auszeichnung: Kursivierung; Fußnoten mit Ziffern; Tabellensatz.
Identifikation
Textnummer Druckausgabe: V.79
Dateiname: 1838-Ueber_die_Schwankungen-19-neu
Statistiken
Seitenanzahl: 29
Zeichenanzahl: 96409

Weitere Fassungen
Ueber die Schwankungen der Goldproduktion mit Rücksicht auf staatswirthschaftliche Probleme (Stuttgart; Tübingen, 1838, Deutsch)
A. v. Humboldt über die Schwankungen der Goldproduction, mit Rücksicht auf staatswirthschaftliche Probleme (Augsburg, 1838, Deutsch)
Menge der seit der Entdeckung Amerikas von dort nach Europa gebrachten edlen Metalle (Wien, 1838, Deutsch)
Alexander v. Humboldt om Svingingerne i Guldproductionen (Oslo, 1838, Norwegisch)
On the Fluctuations in the Production of Gold, considered with reference to the Problems of State Economy (London, 1839, Englisch)
Humboldt on the Precious Metals (Dublin, 1839, Englisch)
Humboldt on the Precious Metals (Cheltenham, 1839, Englisch)
Humbolt on the Precious Metals (Devizes, 1839, Englisch)
Fluctuations in the Production of Gold (London, 1839, Englisch)
An essay on the fluctuations in the supplies of gold, with relation to problems of political economy (London, 1840, Englisch)
Silber und Eisen (Berlin, 1842, Deutsch)
Zilver en ijzer (Utrecht, 1842, Niederländisch)
Zilver en IJzer (Vlissingen, 1842, Niederländisch)
Silber und Eisen (Graz, 1842, Deutsch)
Silber und Eisen (Brünn, 1842, Deutsch)
Silber und Eisen (Graz, 1842, Deutsch)
Un mémoire sur la production de l’or et de l’argent, considerée dans ses fluctuations (Paris, 1848, Französisch)
On the production of gold and silver and its fluctuations (Baltimore, Maryland, 1849, Englisch)
Sulla produzione dell’oro e dell’argento considerata nelle sue fluttuazioni (Turin, 1856, Italienisch)
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HUMBOLDT.SULLAPRODUZIONE DELL’ORO E DELL’ARGENTOCONSIDERATA NELLE SUE FLUTTUAZIONI.

Secondo un’asserzione del vecchio Erodoto (III. 106), le più belle produzionitoccarono alle estremità della terra, nella disuguale distribuzione dei beni e deitesori del suolo. Quest’asserzione non fondavasi solamente su quel tristo sen-timento particolare all’umanità, che il benessere risiede lungi da noi; ma espri-meva ancora quel fatto naturale, che gli Elleni, abitanti sotto la zona temperata,ricevevano, nel loro commercio coi popoli, l’oro e le droghe, l’ambra e lo stagno,delle contrade più remote. A misura che il commercio dei Fenicii, quello degliEdomiti sul golfo d’Acaba, quello dell’Egitto sotto i Tolomei e i Romani, solle-varono insensibilmente il velo da cui per sì lungo tempo erano state coperte lecoste dell’Asia meridionale, si cominciò a ricevere direttamente i prodotti dellazona torrida, e la viva e mobile immaginazione degli uomini non cessò di respin-gere sempre più verso l’Oriente l’esistenza dei tesori metallici della terra. Duevolte, all’epoca, tanto importante per il commercio, dei Lagidi e dei Cesari, comesulla fine del quindicesimo secolo, al tempo delle scoperte portoghesi, il mede-simo popolo, gli Arabi, ha mostrato all’Occidente la via delle Indie. A partireda quel momento Ophir (l’Eldorado di Salomone) fu respinto sino all’est delGange. È colà che s’immaginava Criso, il quale occupò per lungo tempo i viag-giatori del medio evo, e che fu riguardato ora come un’isola, ora come unaparte del Chersoneso aureo. La gran quantità d’oro che Borneo e Sumatra met-tono ancora oggidì in circolazione, secondo John Crawfurd, spiega l’antica cele-brità di quel paese. Vicino di Criso, il paese dell’oro, scopo dei navigatori chepartivano per l’India, doveva trovarsi, per un necessario rapporto e per unaspecie di simmetria, secondo le idee d’un geografo sistematico, un paese d’ar-gento, un’isola Argira, come per riunire i due metalli preziosi (le ricchezze diOphir e quelle del Tarteno iberico). I miti geografici della classica antichità siriproducono, con diverse alterazioni, nella geografia del medio evo. Troviamo, |638| in quella degli Arabi Edrisi e Bavini, all’estremità del mare delle Indie,un’isola Sahabet, coperta di sabbia d’oro, e allato ad essa Saila (che non sideve confondere con Ceylan o Serendib) in cui i cani e le scimmie portanocollari d’oro. All’idea d’una grande distanza si univa, come segno caratteristico della verapatria dell’oro, e di tutti i prodotti preziosi della terra, un’altra idea, quella delcalore dei tropici. « Finché Vostra Eccellenza non troverà uomini neri, scrivevanel 1495 un lapidario catalano, Mosson Jaime Ferrer, all’ammiraglio CristoforoColombo, non potrà aspettarsi grandi cose nè veri tesori, come le spezierie, idiamanti e l’oro ». Questa lettera si è recentemente trovata in un libro stampatoa Barcellona nel 1845 e che porta questo titolo singolare: Sentencias catholicasdel divin poeta Dant. La ricchezza delle miniere d’oro dell’Ural, che si estendenel bacino settentrionale del Volga sino al punto in cui il suolo si disgela ap-pena in estate, i diamanti che sono stati scoperti da due de’ miei compagnipresso il 60° di latitudine, sul versante europeo dell’Ural, nella spedizione cheio ho fatta per ordine dell’imperatore Nicola l’anno 1829 (1), non vengono pre-cisamente in appoggio all’ipotesi, che stabilisce una connessione tra l’esistenzadell’oro e dei diamanti, da un lato, e dall’altro il calore dei tropici e gli uominineri. Cristoforo Colombo, che attribuisce all’oro un valore morale e religioso,« perchè, egli dice, chi lo possiede arriva a tutto in questo mondo, anche (pa-gando senza dubbio le messe) ad aprire il paradiso per molte anime (2) » ; Cri-stoforo Colombo era affatto partigiano del sistema del lapidario Ferrer. Egli cercòSipangou (il Giappone), che passava per l’isola aurea Criso; e quando, il 14novembre 1492, passò allato alle coste di Cuba, che egli considerava come partedel continente dell’Asia orientale (Catay), scrisse nel suo giornale: « A giudi-carne dal gran calore che io soffro, bisogna credere che il paese sia molto riccod’oro ». È così che certe false analogie fecero dimenticare ciò che l’antichitàclassica avea raccontato sui tesori metallici dei Massageti e degli Arimaspi, allaestremità settentrionale d’Europa; dico d’Europa (3), perchè il paese piano edeserto dell’Asia settentrionale, l’odierna Siberia, passava, colle sue foreste disappino, per essere una monotona continuazione delle pianure belgiche, del Bal-tico e della Sarmazia. Abbracciando con un colpo d’occhio la storia delle mercantili relazioni d’Eu-ropa, noi vediamo che l’antichità cerca in Asia le più ricche sorgenti d’oro,mentre il medio evo e i tre secoli posteriori, le collocano nel nuovo continente.Ma oggidì e dopo il principio del secolo xix, è di nuovo in Asia, quantunque inzone diverse, che spuntano le più ricche sorgenti d’oro. Questo cangiamentonella direzione della corrente, questo compenso che le accidentali scoperte offrono
(1) Reise nach dem Ural, dem Altaï und dem Kaspischen Meere von A. V. Humboldt,G. Rose et G. Ehsenberg, tom. I, pag. 352-373.(2) El oro, scrive Colombo alla Regina Isabella, es excellentissimo, con el se hacetesoro y con el tesoro quien lo tiene, hace quanto quiere en el mundo y llega a que hechalas animas a paraiso. Vedasi intorno a questo elogio dell’oro il mio Esame critico dellastoria, della geografia, e dei progressi dell’astronomia nautica, nei secoli XV, XVI (in-foglio, pag. 38 e 131).(3) Erodoto, III, 116.
|639| nel nord, quando al sud la produzione dell’oro sembra esaurirsi, ci chiamano adesaminare seriamente i dati numerici; giacché in economia politica, come nellostudio dei fenomeni della natura, i numeri costituiscono sempre l’elemento piùdecisivo; sono gli ultimi giudici, i giudici inflessibili, dei problemi diversamenterisoluti dalla scienza economica. Noi impariamo dalle profonde ricerche di Bœckh (1) come, quando le guerrepersiche, e la spedizione d’Alessandro Magno nell’India, distrussero le barriereche chiudevano l’Oriente, l’oro poco a poco si sia accumulato presso gli Ellenieuropei; come, all’epoca di Demostene, per esempio, i metalli preziosi valevanoquasi il quintuplo di ciò che valessero ai tempi di Solone. La corrente dirigevasiallora d’Oriente in Occidente, e l’affluenza dell’oro fu tale, che, mentre ai tempidi Erodoto il rapporto tra l’oro e l’argento era come uno a tredici, alla morte diAlessandro e cent’anni appresso fu come uno a dieci (2). Quanto meno le relazioni commerciali eran diffuse nell’antico mondo, tantopiù le variazioni che il valore dell’oro e dell’argento subiva dovevano esseregrandi e subitanee. Così, a Roma, noi troviamo che, per effetto d’una locale ac-cumulazione dell’uno fra i due metalli preziosi, poco tempo dopo la conquista diSiracusa, il rapporto tra l’oro e l’argento fu come 1 : 17 7/7; mentrechè sottoGiulio Cesare, divenne per alcun tempo sino come 1 : 8 13/14. Quanto piùla quantita d’un metallo esistente in un paese è debole, tanto più è agevoleil generarvi enormi oscillazioni, per mezzo d una importazione dall’estero. Ilmondo attuale, per l’universalità e la prontezza delle sue relazioni, che ren-dono ognidove uniforme il livello, per le grandi masse d’oro e d’argentogià esistenti, tende a conferire la stabilità nel valore relativo dei due metalli.Dopo le guerre dell’indipendenza, la produzione metallica nell’America spa-gnuola rimase per alcuni anni al terzo di ciò che era, in termine medio, per loinnanzi; e nondimeno non è a questa causa che si possano attribuire le debolioscillazioni che si osservano in un luogo o in un altro. È da dire altrimenti delrapporto tra l’argento ed un altro metallo che non s’è ancora estratto se nonin piccole quantità, e che inoltre è ripartito in modo disugualissimo, voglio direil platino. Noi non troviamo presso gli antichi alcun dato statistico, che ci indichi qual-che generale risultato, paragonabile a ciò che noi sappiamo della produzionemetallica attuale. La pubblica amministrazione non offriva punto i mezzi di ve-rificazione, che nei secoli posteriori acquistarono i paesi dell’Europa meridionaleed occidentale, per effetto del complicato e raffinato sistema doganale, introdottodagli Arabi, popolo mercantile, che calcolava ogni cosa, che tutto registrava sottoforma di tavole sinottiche. L’asserzione di Plinio (XII, 18), secondo la quale ilcommercio coll’India, colla Serica e coll’Yemen, traeva ogni anno dall’ImperoRomano cento milioni di sesterzii in metalli preziosi, cioè, secondo Letronne, cal-colandole giusta il valore dell’argento a quell’epoca, un peso di trentatremila
(1) Econ. pol. degli Ateniesi, vol. 1, pag. 6-31.(2) Veggasi la dotta rettificazione delle ipotesi monetarie di Garnier fatta da Letronne,Considerazioni generali sopra la valutazione delle monete greche e romane, 1847,pag. 112.
|640| marchi d’argento (una metà soltanto di ciò che annualmente producono leminiere argentifere della Sassonia); questa asserzione, io dico, è isolata, e, pro-blematica. Quando i risultati generali ci mancano, importerebbe avere esempi numericidella parziale ricchezza monetaria di certi paesi forniti di miniere, che noi po-tremmo paragonare colla produzione odierna dei paesi più celebri per le lorominiere, in un senso assoluto, peso per peso, senza considerare l’oro come misuradel valore d’una data quantità di cereali. I tesori che lascia un sovrano comefrutto d’una conquista o di lunghe vessazioni, non rivelano se non ciò che siasiaccumulato in vasti paesi dopo una serie di secoli, il cui numero per altro ci èignoto. I risultati di questo genere si possono paragonare ai dati che i nostristatistici avventurano, sulla massa dei metalli preziosi che si trovino in qualchepaese ad un’epoca data. Quando Ciro, secondo il racconto di Plinio (XXXIII, 15),riunì, per effetto della conquista dell’Asia, trentaquattromila libbre d’oro, senzacontare quello che aveva convertito in vasellame, questa quantità si ridu-ceva appena ad uguagliare la produzione di due soli anni nelle miniere del-l’Ural. Da un altro lato, Appiano, appoggiandosi sopra taluni documenti, valutail tesoro di Tolomeo Filadelfo a 740,000 talenti, cioè 1017 milioni di talleri, sesi tratta di talenti egizii, o 254 milioni se si tratta di piccoli talenti di Tolomeo.« Quest’asserzione sembra favolosa, dice il celebre autore dell’Economia politicadegli Ateniesi; ma io non oso mettere in dubbio la veracità dello storico. Inquel tesoro trovavasi una grande quantità d’oro e d’argento lavorati. Gli Stati diquel principe erano allatto esausti; le imposizioni, i tributi, v’erano a mano ar-mata strappati dagli avidi appaltatori. I redditi soli della Celesiria, della Fenicia,della Giudea e della Samaria, furono da Tolomeo Evergete appaltati per unasomma di ottomila talenti, ed un giudeo li comprò per il doppio ». M. Jacob, inun’eccellente opera pubblicata per incarico del ministro Huskisson, sotto il titolodi Historical inquiry on precious metals (1), corrobora le asserzioni del granfilosofo alemanno. La più alta delle due valutazioni si avvicinerebbe alla quan-tità d’argento monetato, che oggidì circola in Francia e nel Belgio; la secondaequivarrebbe presso a poco all’argento monetato che circola in Inghilterra (2). Secondo Strabone (XV, 731), Alessandro sarebbe arrivato a riunire in Ecba-tana trecentottantamila talenti (3). Non bisogna dimenticare che, mentre og-
(1) Tom. I, pag. 23.(2) Secondo le ricerche di M. Chevalier (Lettere sull’America del Nord, tom. I, pag.394), la moneta circolante in Francia si calcola a 3 mila milioni, in Inghilterra a 1000milioni, di franchi. Necker portava già la circolazione della Francia a 2,200 milioni difranchi. Adamo Smith, quella della Gran Bretagna a 30 milioni di lire sterline soltanto.Negli Stati prussiani, non vi sarebbe in circolazione, secondo Hoffmann, che da 90 a120 milioni di talleri. L’argento battuto in Prussia, dal 1764 al 1836, in ogni specie dimoneta, compresevi le monete d’un quindicesimo di tallero, si eleva, togliendone ciòche si è ritirato in questo corso di tempo dall’amministrazione medesima delle monete,a 182,856,020 talleri (die Lehre vom Gelde, 1838, pag. 171). Il confronto di somme sìgrandi può spargere qualche luce sui dati che ci pervennero dall’antichità.(3) Il tesoro lasciato da Ciro era quasi altrettanto considerevole. Plinio (XXX, 3) localcola a 800,000 talenti d’oro e d’argento. Che questo tesoro siasi considerevolmentediminuito dopo la morte di Ciro, è un fatto da cui Sainte-Croix (Esame critico degli
|641| gidì i metalli preziosi sono più equabilmente ripartiti in grandi estensioni dipaesi e fra numerose popolazioni, allora erano concentrati sopra pochi puntidella terra, e nei tesori dei sovrani. È sicuro che la gran quantità di oro, la quale affluiva verso l’Occidente, ve-niva dall’interno dell’Asia, dal nord-nord est di Ladakh, dalla parie superiore delbacino dell’Oxus (1) (fra l’IIindou Khou e le alture di Pamez, sul versante occi-dentale del Bolor), dalla Battriana, e dalle Satrapie orientali dell’Impero Perso;ma egli è più facile determinare la direzione della corrente aurifera, che la par-ticolare situazione delle varie sorgenti, e la loro relativa ricchezza. Il luogo in cuinacque il mito delle formiche che cercano oro, sparso nelle montagne di Derden,doveva essere lungi dai Griffoni degli Arimaspi. Questo mito sembra appartenerealla pianura del Kascgar e di Askou, tra le catene parallele delle montagneCelesti e del Kouenloun, dove la riviera Tarim si getta nel Lop. Noi ritorne-remo sugli Arimaspi abitatori di un paese più settentrionale, quando parleremodelle grandi masse d’oro, che si trovano a fior di terra nell’Ural. La fama dellaricchezza dell’India echeggiava sino nella Persia, ove, in verità, era male inter-pretata. Ctesia (2), della razza degli Asclepiadi, medico particolare del re Arta-serse Mnemone, descrive, quasi senza averne egli medesimo la coscienza, sottol’imagine d’una sorgente d’oro, un fornello da cui il metallo divenuto fluido scor-reva in vasi (forme di argilla). Più vicino ai Greci si trovava la Lidia, pressoriviere che escono dal Tmolus, la Frigia e la Colchide, paesi ricchi d’oro. Lanatura degli strati di sabbia aurifera, così facili ad esaurirsi, fa comprendere alpratico minerario come sia avvenuto che alcuni di questi paesi, quando furonovisitati di nuovo, si mostrarono sprovveduti d’oro ai viaggiatori che ne andavanoin cerca. Se oggi si visitassero le vallate delle isole di Cuba e San Domingo, oanche la costa di Veragua, quanto, senza le storiche testimonianze che ne ab-biamo, non sarebbe facile il credere che una miserabile produzione metallicaquelle contrade abbian potuto dare nel secolo xv! Lo scavo sotterraneo, pro-priamente detto, esercitandosi sopra filoni auriferi, dura più a lungo, quandonessuna circostanza esterna viene a turbarlo. Precisamente perchè non si cono-sce sin da principio l’estensione dello strato, e la miniera non si scuopre se nona misura che si procede, un più durevole alimento si offre all’umana attività.All’incontro, i banchi di alluvione vengono prontamente esauriti delle ricchezzeche contengono. Fra i quaranta siti in cui l’oro ottenevasi per via di lavatura,così diligentemente descritti da Strabone, quanti pochi non sono quelli che an-cora si possano riconoscere ai nostri tempi! Quest’osservazione, fondata soprapositive analogie e sopra i dettami della scienza delle miniere, doveva qui trovarluogo, con tanto più di ragione, quanto che un vano scetticismo si dà il capricciodi voler mettere in dubbio le tradizioni dell’antichità. La parte dell’Europa, conosciuta dagli Elleni, era, sotto il rapporto della ric-
storici d’Alessandria, pag. 429) conchiude che tutti i metalli preziosi raccolti dal Mace-done iu Persia non arrivavano che a 330 mila talenti. Sulla concentrazione, che quasinon ha esempio, dei metalli preziosi in Italia sotto i Cesari, vedasi Letronne, Valuta-zione delle monete greche e romane, pag. 121. (1) Burnes, Travels into Bolkara, tom. II, pag. 265.(2) Oper. reliqu., ed. Bähr, in d. cap. IV, pag. 248 o 271.
|642| chezza metallica, tanto indietro, comparativamente all’Asia, quanto più tardil’Europa intiera lo fu comparativamente al Nuovo-Mondo. Quest’ultimo rap-porto (1), cioè la potenza di produzione relativa, tra l’Europa e l’America, nelprincipio del secolo xix, quando le miniere delle colonie spagnuole erano scavatecolla più grande atiività a cui siasi mai pervenuto, era, per l’oro, come uno atredici; per l’argento, come uno a quindici. Io presumo anche che, nel periododi Alessandro e dei Tolomei, il rapporto si sarebbe trovato, soprattutto relativa-mente alla produzione dell’oro, ancora più sfavorevole per l’Europa, se potessimoavere dei dati statistici su tal punto. La Grecia stessa, è vero, allato alle produt-tivissime miniere d’argento del Laurium, possedeva una considerevole sorgented’oro nelle miniere della Tessaglia, nei monti Pangei, vicino la frontiera della Ma-cedonia e della Tracia, ed in quelli fra i primi stabilimenti dei Fenicii (2), cheerano situati in faccia all’isola di Tasos. L’iberia non fu neanche un paese ar-gentifero pei soli Fenicii e Cartaginesi. Tartessus ed Ophir (quest’ultimo paeseera, o l’Arabia (3), o la costa orientale dell’Africa, o anche, come vuoleHeeren, un vocabolo generico per indicare in modo indeterminato i paesi ricchidel sud) Tartessus ed Ophir erano il doppio scopo della flotta riunita di Salo-mone ed Hiram. Quantunque, in mezzo a tutta la ricchezza metallica dellaSpagna, l’argento della Betica e del distretto di Cartagena, città fondata da Amil-care Barca, sia per lungo tempo rimasto l’oggetto principale del commercioesterno, pure vi erano molte annate, in cui la Galizia, la Lusitania, e soprat-tutto l’Asturia, fornivano ventimila libbre d’oro (4), cioè quasi quanto il Bra-sile nell’epoca più florida della sua produzione metallica. Niente dunque di me-raviglia, se la penisola iberica, visitata di buon’ora, acquistò presso i Fenicii e iCartaginesi la riputazione di un Eldorado occidentale. Egli è fuor di dubbio chein molti luoghi i quali oggidì non mostrano le più deboli traccie metalliche, ilsuolo primitivo era una volta coperto da strati di sabbia aurifera, o cosparsodi piccole pagliette d’oro, racchiuse in un minerale solido e massiccio. L’impor-tanza locale di queste miniere nel sud d’Europa, è incontestabile; ma compara-tivamente all’Asia, la loro produzione metallica era debole. Quest’ultima partedel mondo rimase per lungo tempo la principale sorgente dei metalli preziosi; ela direzione (5) della corrente che portava l’oro in Europa, non poteva essere chedall’est all’ovest.
(1) Le basi di questa valutazione sono nell’XI cap. del mio Saggio politico sul regnodella Nuova Spagna, tom. III, pag. 400. La produzione relativa dell’oro era allorachilogr. 1300, e chilogr. 17,300. La produzione relativa in argento era chilogr. 52,700,e chilogr. 795,600.(2) Muller, Storia delle tribù elleniche, tom. I, pag. 115. Miniera d’oro presso SkapteHyle (Bœckh, Corp. inscript., tom. I, pag. 219).(3) Veggasi, sopra un argomento così spesso trattato, uno scritto notabile per criticafilologica, del dottor Keil a Dorpat: della navigazione verso Ophir e Tarsis, 1834,pag. 61, 70.(4) Bœckh, Economia politica, tom. I, pag. 15. Il porto di Cartagine contiene sabbia d’oro rigettata dal Mediterraneo, tra il fiume Miliana ed il Capo Sidi-Bou-Saïd. Gli abi-tanti, che son poveri, mettono anche oggidì a profitto questa sabbia aurifera. Dureaude la Malle, Ricerche sulla topografia di Cartagine, 1835, pag. 251.(5) Letronne, pag. 105 e 123.
|643| Ma l’Asia stessa, cioè il rumore sparsosi nel medio evo dai viaggiatori in-torno all’esistenza d’immensi tesori nel Zipango (Giappone) e nell’Arcipelagomeridionale, produsse un subitaneo cangiamento nella direzione di questa cor-rente metallica. Fu scoperta l’America, non, come a torto si è detto per lungotempo, perchè Colombo aveva presentito l’esistenza d’un altro continente, maperchè egli cercava, dalla via d’occidente, un cammino più breve verso il Zipan-go, così ricco in oro, e verso il paese delle droghe al sud-est dell’Asia. Il piùgrande errore geografico (cioè l’idea della vicinanza tra la Spagna e l’India) con-dusse alla più grande delle scoperte geografiche. Cristoforo Colombo ed AmericoVespucci, morirono entrambi con il fermo convincimento d’aver toccato l’Asiaorientale (l’India delle sponde del Gange, la penisola in cui si trova Cattigara);ed è perciò che non poteva sorgere fra loro alcuna contestazione sulla gloriadella scoperta d’un nuovo continente. A Cuba, Colombo volea consegnare al gran khan dei Mongoli le lettere delsuo sovrano. Egli credevasi nel Mangi, la parte meridionale del Catay (Cina):egli cercava Quinzay, la città celeste descritta da Marco Polo, oggi Hang-cen-fou.« L’isola Espagnola (Haïti), scrive Colombo al papa Alessandro VI (1), è Tarsis,Ophir, e il Zipango. Nel mio secondo viaggio ho scoperto 1400 isole, ed unterreno di trecentotrentatre miglia, dipendente dal continente asiatico (de la tierrafirme de Asia) ». Questo Zipango indo-occidentale conteneva ciottoli d’oro(pepitas de oro) pesanti otto, dieci, e sino a venti libbre. L’America, recentemente scoperta, allora divenne la sorgente primaria deimetalli preziosi. La nuova corrente si diresse dall’ovest all’est; e di più, traversòl’Europa, perchè in seguito allo svolgimento del traffico, dopo che i navigantiavevano girato l’Africa, bisognò dare all’Asia meridionale ed orientale un piùconsiderevole equivalente, in cambio delle droghe, delle sete e delle materie co-loranti. L’America, prima della scoperta delle miniere argentifere di Tasco (sul ver-sante occidentale delle Cordigliere messicane, 1522), non forniva che oro; e laregina Isabella di Castiglia, sin dal 1497, si vide costretta a modificare di molto
(1) Lettera del mese di febbraio del 1502, tratta dagli archivii del duca di Varaguas.Il terzo viaggio, nel quale il continente meridionale dell’America fu scoverto, il primoagosto 1498, tredici mesi dopo la scoverta del continente meridionale, fatta da Seba-stiano Cabal, ed il quarto viaggio, che diede i primi ragguagli sopra una costa occiden-tale del nuovo paese, non fecero che confermare il vecchio ammiraglio nell’opioione dalui preconcepita. Non è per confusione d’idee, che, nella sua lettera al Papa, e confor-memente all’inclinazione che aveva di mostrare una certa erudizione biblica, egli rap-presenta i nomi di Tarsis, Ophir, e Zipango, come sinonimi di Santo-Domingo. Ma ciòviene da idee sistematiche, come si vede da altre scritture di Colombo. Egli considerava,non precisamente l’India, ma il Giappone (Zipango) per l’Ophir di Salomone, ch’eglichiama qualche volta ancora Sopora (secondo le formole impiegate da Giuseppe di So-pheira e Saphera). Egli riguardava Tarsis (Tarschich) non come il Tartessus iberico, maseguendo i Settanta e molti teologi del medio evo, come un nome comune. La naviga-zione di Salomone non era, agli occhi suoi, una doppia navigazione partita dal MarRosso e dal Mediterraneo. Non aveva altro punto di partenza che l’Aziongaber. Colomboconosceva il Quinzay per una lettera di Toscanelli, e non per Marco Polo, ch’egli mainon nomina, quantunque si sia finora sostenuto il contrario.
|644| il rapporto legale fra i due metalli. L’editto monetario di Medina (1), la cui data èsì antica, ed al quale finora affiggevasi poca importanza, non può spiegarsi se noncon questo fatto dell’accumulazione dell’oro sopra pochi punti d’Europa. Io hocercato altrove di mostrare che, dal 1492 sino al 1500, tutta la quantità d’orotrattasi dalle parti del Nuovo Mondo allora scovertesi, ascendeva appena, per ter-mine medio, a 2000 marchi. Il papa Alessandro VI, il quale immaginavasi diaver dato una metà della terra agli Spagnuoli, ricevette in cambio, come donodi Ferdinando il cattolico, piccoli sassuoli d’oro provenienti da Haïti, « comeprimizie del paese recentemente scoverto », a fin di indorare il magnifico soffittodella basilica di Santa Maria Maggiore. Un’iscrizione ricorda il metallo, quodprimo catholici reges ex India receperant. Era tanta allora l’attività del governospagnuolo, che già nel 1495, come lo ha mostrato lo storico Muñoz, un mine-rario, Pablo Belvis, fu spedito ad Haïti con uua provvista di mercurio onde ac-celerare la lavatura dell’oro per via dell’amalgamazione. Ciò che più sorprende èil leggere in una parte recentemente scoperta e pubblicata della geografia dellosceriffo Edrisi (2), « che i Negri dell’interno dell’Africa occidentale, come gli abi-tanti della bassa e fertile terra chiamata Wadi ed Alaki (tra l’Abissinia, Badja ela Nubia), estraevano la sabbia d’oro coll’aiuto del mercurio ». Il geografo nubioparla, nel mezzo del secolo xii, di questo modo d’estrazione, come di cosa dalungo tempo già nota. Questa cognizione sarebbesi forse comunicata dall’Oriente,passando per l’Egitto, al paese nero (Chemi), dedicato all’arte della decomposi-zione, all’Africa? L’antichità greca e romana ricorda bene un uso frequentissimodel mercurio, per levare l’oro attaccato ai fili dei vecchi galloni, ma non parlamai d’un uso tecnico ed in grande, nelle particolareggiate descrizioni che ci halasciate sì spesso intorno alla lavatura dell’oro. Egli è piuttosto la scoperta delle nuove e copiose sorgenti, che la disparizionedelle antiche, ciò che ha potuto modificare il rapporto tra il valore dell’oro equello dell’argento, in un’epoca data. A questo motivo, e posteriormente alla sco-perta delle grandi Antille, bisogna attribuire il nuovo innalzamento di prezzoche l’oro sortì verso la metà del secolo xvi, quando le ricche miniere argentiferedel Potosi e del Zacatecas, furono aperte nel Perù e nel nord del Messico. Daricerche che io ho fatte con gran diligenza, risulta che l’importazione dell’oroamericano stette, quanto al peso, a quella dell’argento, nel rapporto di uno a ses-santacinque fino ai primi anni del secolo xviii, quando cominciò la lavatura del-l’oro al Brasile. Nel momento attuale, se si abbraccia con un colpo d’occhio l’in-sieme del commercio metallico d’Europa, questo rapporto non va al dissopra diuno a quarantasette; tale è per lo meno il risultato che viene dal paragone (3),
(1) Memorias de la real Acad. de la historia, tom. VI, pag. 525. L’editto di Medinacambiò l’antico rapporto legale di 1 a 10 7/10.(2) Veggasi la traduzione francese di Amedeo Jaubert (Parigi 1836), tom. I, pag. 42,67. Le due pagine mancano nel manoscritto che servì di base alla traduzione latina diSionita.(3) Vedasi un saggio politico, tom. III, pag. 400, 436, 448, 463. Jacob, met. prez.,tom. II, pag. 187. Il risultato ch’io trovai è stato dilucidato con una profonda penetra-zione da Say (Trattato d’econ. pol., tom. II, 3, 4, cap. X), per mezzo di analogie ri-cavate dal commercio delle mercanzie.
|645| fra le quantità dei due metalli che simultaneamente si trovano in Europa sottoforma di pezzi coniati. I dati che l’opera di Adamo Smith, tanto eccellente sottoaitri riguardi, fornisce, sono di una grande inesattezza; anzi, quanto al rapportodi cui parliamo, sono falsi per più di metà. Nel commercio, il valore relativodell’oro e dell’argento in Europa, fra i popoli inciviliti, e che si trovano in im-mediata relazione tra loro, oscillò tra 1 : 10 \( \frac{7}{10} \) ed 1 : 12, nei primi centoanni scorsi dopo la scoperta dell’America, e tra 1 : 14 e 1 : 16, negli ultimidue secoli. Quest’oscillazione è ben lontana dal dipendere unicamente dallerelative quantità dei due metalli, che si estraggono ogni anno dal seno dellaterra. 11 rapporto tra il valore dei due metalli si trova ben presto modifi-cato dalle spese di produzione, dalla richiesta o dai bisogni dei consuma-tori, dal maggiore o minore logoramento, dall’uso dei metalli per farne va-sellami o altre mercanzie metalliche. L’azione simultanea di tanti elementi,unita alla facilità con cui i metalli si muovono nel commercio, così generale erapido, del mondo, nonchè all’immensa quantità di metalli accumulatasi in Eu-ropa, impedisce oggidì che una parziale oscillazione, nel valore relativo dell’oroe dell’argento, possa riuscire grandissima o durare per lungo tempo. Di ciò si èpotuto avere una prova ad ogni subita interruzione nella produzione, come, peresempio, all’epoca dei rivolgimenti politici nell’America spagnuola, ovvero nelcaso di un eccessivo impiego dell’uno fra i metalli preziosi, per i bisogni di unazecca in grande attività. Nei dieci anni trascorsi dal 1817 al 1827, in In-ghilterra più di 1,294,000 marchi d’oro si convertirono in moneta; e questacompra d’oro non fece nondimeno montare il rapporto tra l’oro e l’ar-gento, a Londra (1), che da 1 : 14, 97, ad l : 15, 60. Il valor di cambio del-l’oro, riguardo all’argenlo, d’allora in poi è poco disceso. Alla fine del 1837,compravasi ancora, in Londra, una libbra d’oro per 16, 65 libbre di argento.Noi daremo tra poco gli elementi numerici per la soluzione di un problema, colquale si volessero determinare le modificazioni che bisogna attendersi dall’a-zione graduale e simultanea delle miniere recentemente apertesi nell’Ural, e diquelle dell’America settentrionale. La massa dei metalli preziosi, arrivata in Europa, dalla scoperta dell’Americasino al principio della rivoluzione Messicana, ascende: per l’oro a 10,400,000marchi di Castiglia, (chilogrammi 2,381,600); per l’argento, a 533,700,000marchi, o chilogrammi 122,217,300; ed insieme, a un valore di 5940 milionidi piastre. L’argento tratto, in questo intervallo, dal suolo americano, è, secondoquesta valutazione, calcolato al valore intrinseco della piastra, cioè a 0,903;cosicchè questi 122,217,300 chilogrammi d’argento piastra, non fanno che110,362,222 chilogrammi d’argento fino. Essi formerebbero una sfera d’ar-gento fino che avrebbe 83 7/10 piedi di Parigi (2). Una tale riduzione quanto
(1) Vedete la nuova ed eccellente opera di Hoffman, intitolata: Lehre vom Gelde(scienza monetaria), 1838, pag. 7.(2) Questa sfera rappresenta la massa d’argento fino, venuta d’America in Europanello spazio di 318 anni, dal 1492 al 1809. Il marco di Castiglia è chil. 0, 229. Il pesospecifico dell’argento = 10,474. Delle due valutazioni sferiche analoghe, che contiene laIIa ediz. del mio Saggio politico sul regno della Nuova Spagna (tom. III, pag. 418 e459), ma che non esprimono se non la massa d’argento all’epoca corsa fra il 1492 ed il
|646| alla forma ed alla grandezza, si può ammettere come tante altre valutazioni figu-rative. Quando si paragona il risultato della produzione di argento nell’Americaspagnuola, nel corso di 318 anni, col risultato della produzione di ferro in al-cuni Stati europei presi isolatamente nel corso d’un anno, si ottengono, giusta lavalutazione del mio amico M. Dechen, distinto geognosta, sfere di ferropuro (battuto), per la Gran Bretagna, d’un diametro di 148 piedi di Parigi;per la Francia, di 111; per la monarchia prussiana, di 76: tanto è grandela differenza delle quantità dei due metalli, l’argento ed il ferro, che si tro-vano in quella parte della crosta del globo; ove l’uomo può penetrare (1).Finchè la corrente dell’oro e dell’argento andò dall’est all’ovest, non fece chepassare traverso la Spagna. Quella nazione non ritenne che una piccola quantità,e meno ancora fu quella che rimase nel tesoro dei suoi re. Ferdinando il Catto-lico (secondo ciò che, pochi giorni dopo la morte del gran monarca, fu scritto dalsuo ammiratore ed amico Anghiera) morì tanto povero, che non si sapeva comefare a procurare il danaro necessario per vestire convenientemente i domesticiche dovevano accompagnare il convoglio. Ecco questo notabile passo della sualettera (2) al vescovo di Tuy: « Madrigalegium villulam regis tibi alias de-« scripsi. Tot regnorum dominus, totque palmarum cumulis ornatus, christianæ« religionis amplificator et prostrator hostium rex in rusticana obiit casa, et pau-« per contra hominum opinionem obiit. Vix ad funeris pompam et paucis farni-« liaribus præbendas vestes pullatas, pecuniæ apud eum, neque alibi congestæ,« repertæ sunt, quod nemo unquam de vivente judicavit ». Ranke, nella suadissertazione sulle finanze spagnuole, ha parlato degli imbarazzi pecuniarii diCarlo V (3). L’ingegnoso storico ha compiuto e confirmato con nuovi docu-menti le prove officiali (4), da me date sulla debole quantità di metalli preziosi,che le miniere americane e i pretesi tesori degli Incas han fornito. Una più esatta cognizione intorno alla storia della produzione metallurgica,
1830, in argento del titolo fino della piastra, ed in argento puro, la prima è esatta; nellaseconda bisogna leggere metri 26, 37 cent., invece di 20, 47 cent, di diametro.(1) La valutazione per la Gran Bretagna si applica alla cifra media della produzionedi ferro grezzo negli anni 1828-30. (Mac Culloch, Dizionario del commercio, 1834, pa-gina 736). La somma media è di 617,352 tonnellate, o 12,149,487 quintali di Prussia. Ildiametro d’una sfera di ferro grezzo per la produzione di un anno sarebbe in conse-guenza di 175 piedi prussiani, o 669 piedi di Parigi. Il ferro grezzo, fornisce converten-dosi in verghe, 5/7 del suo peso. Per la Francia si è ammesso come produzione nell’anno1835 ( Riassunto de’ lavori statistici, pag. 61 ), 2,690,636 quintali metrici di ferrogrezzo; = 5,227,905 quintali di Prussia. Negli Stati prussiani, secondo statistiche uffi-ciali, la produzione di ferro grezzo nell’anno 1836 fu di quintali 1,651,598.(2) Petri Mart. Epist. lib. XXIX, n° 556 (XXIII Jan. 1516). Nov’anni appresso ilavatoi erano già esauriti ad Hispaniola. Lo zucchero ed il cuoio sono i soli generi men-zionati come articoli d’esportazione. Tres habemus ab Hispaniola naves (scrive ancoraAnghiera) succareis panibus et coriis boum onustas (Epist. n° 806, cal. Martii 1525).Questo passo è importante per la storia del commercio, giacché la prima canna da zuc-chero non fu piantata a San Domingo, che nel 1520, da Petro Alienza.(3) Ranke, Fürsten und Völker von Sud.-Europa, tom. I, pag. 347-55.(4) Saggio politico, tom. III, pag. 361-82, 421-28. Lo scavo delle miniere nonfornì tre milioni di piastre all’anno sino al 1545. La parzione di Atahualpa si elevò,secondo Gomara, a 52 mila marchi d’argento, ed il bottino (il saccheggio dei tempii aCuzco) secondo Herrera, ad un valore di 25,700 marchi d’argento.
|647| o della graduale scoverta di grandi strati metallici nel Nuovo Mondo, ci spiegaperchè il ribasso nel valore dei metalli preziosi, o (ciò che è lo stesso) il rialzodei prezzi del grano e degli altri indispensabili prodotti del suolo e dell’industriaumana, si fecero sentire più vivamente verso la metà del secolo XVI soltanto, e so-prattutto dal 1570 al 1595. Egli è perchè allora soltanto le masse d’argento uscitedalle miniere di Tasco, di Zacatecas e di Pachura nella Nuova Spagna, di Potosi,di Perco e di Oruro, nella catena delle Ande peruviane, cominciarono a diffondersiin un modo più equabile nell’Europa, ad influire sui prezzi del grano, della lanagrezza, e delle mercanzie manufatte. L’apertura e lo scavo vero delle miniere diPotosi, fatto dai conquistadores spagnuoli, data dall’anno 1545; ed il celebresermone che il vescovo Latimer pronunziò davanti Edoardo VI (1), e nel qualeegli esprimeva la sua collera contro il rialzo dei prezzi di tutti gli oggetti piùnecessarii, data dal 17 gennaio 1548. Le leggi sui cereali, emanate in Inghilterradal 1554 al 1688, rivelano meglio ancora, se è possibile, che i prezzi dei ce-reali, raccolti da Fleetwood, Dupré de Saint-Maur, da Garnier e Lloyd, l’accu-mulazione dei metalli. Come è noto, l’esportazione del grano non fu permessache quando il prezzo d’una data misura scendesse ad una meta determinatadalla legge. Or questa meta sotto la regina Maria, nel 1554, fu fissata a6 scellini il quarter, sotto Elisabetta, nel 1593, a circa 20 scellini, e nel 1604,sotto Giacomo I, a più di 26 scellini. Queste cifre hanno sicuramente una grandeimportanza; ma la loro spiegazione esige una particolare circospezione, giacchéil problema dei prezzi in fatto di cereali, e quello anche di tutti i prezzi, è unproblema complicatissimo, e la legislazione di ogni epoca si risente delle muta-bili opinioni teoriche, dell’influenza della nobiltà proprietaria del suolo, comedell’accumulazione ineguale d’argento e mercanzie sopra punti diversi. Inoltre,le mutazioni di temperatura (il calore medio dei mesi di primavera e d’estate)che favoriscono la coltura dei cereali, non si estendono nel medesimo tempo atutta l’Europa agricola. I progressi medesimi della coltura, il migliore uso delleforze produttive della terra, modificano i prezzi. L’accrescimento notabile dellapopolazione e lo svolgimento dei rapporti mercantili che ne risultano, accresconola ricerca dei metalli. Così, allato alla misura che si cerca e si crede trovare neiprezzi mutabili dei cereali, bisogna ancora tener conto di due quantità che si pos-sono simultaneamente modificare. L’innalzamento dei prezzi dei cereali non espri-me, anche per un paese preso isolatamente, l’accrescimento proporzionale dellaquantità d’oro e d’argento, come non ci dimostra lo stato generale della tempe-ratura e (secondo l’ipotesi d’un grande astronomo) la quantità delle macchie delsole. Noi manchiamo affatto di dati sincronici, che abbraccino una gran partedell’Europa; e talune esatte indagini han dimostrato che, per esempio, nell’Italiasuperiore, l’innalzamento dei prezzi del grano, del vino, e dell’olio, è stato moltopiù debole (2) fra il secolo XV ed il XVI, di quello che si poteva aspettare se-
(1) Jacob, On precious metals, tom. II, pag. 77, 132 e 138.(2) Gian Rinaldi Carli, opere, tom. VII, pag. 190. Savigny, Geschichte des Rechts,tom. III, pag. 567. I ragguagli sui prezzi delle merci nell’Europa meridionale arrivanocertamente al XIV secolo, perchè nel 1321, Marino Sanuto presentò al papa Giovanni XXIIla valutazione delle spese d’una crociata che doveva stornare tutto il commercio del-
|648| condo ciò che sappiamo dell’Inghilterra, della Francia e della Spagna (1), ovei prezzi dei cereali si elevarono al quadruplo e fino al sestuplo. Non sarà quiinutile di menzionare un risultato numerico, fondato sui prezzi medii di un pe-riodo di quattordici anni in tutta la monarchia prussiana. Questa tavola è statacalcolata colla più gran diligenza, dietro mia preghiera, dal direttore del nostroufficio di statistica, il consigliere intimo Hofmann. Nell’anno 1838, durante ilquale, a Berlino, una libbra d’oro compra libbre 15 9/l5 d’argento puro, 1611libbre di rame, e circa 9700 libbre di ferro, la libbra d’oro, secondo le cifre me-die di 18 16/29 e 18 24/37, vale egualmente libbre 20,794 di grano, libbre27,655 di segala, libbre 31,717 di orzo, e libbre 32,626 di avena (2).
l’Oriente. In questa valutazione di spese, come nei prezzi forniti da Balducci Pegoletti, iltitolo in argento delle monete può essere determinato più esattamente, di quello chesiasi fatto da coloro che si sono occupati della scienza delle mercanzie e della storia delcommercio.(1) Clemencin, nelle Memorias de la Academia real de historia, tom. VI, pag. 553.I grani (trigo) di Vanega, costavano in Ispagna, per termine medio, dal 1406 al 1502,10 reali; dal 1793 al 1808, 62 reali, essendo la moneta ridotta al medesimo titolo diargento. Questo risultato è d’accordo colle indagini di Say sui prezzi dei cereali inFrancia (Trattato d’econ. polit., tom. I, pag. 352). Ai tempi della Pucelle d’Orléans,sotto Carlo VII, l’ettolitro di grano (del peso di 75 chil.) era disceso al prezzo di 219grani d’argento. Il prezzo medio, poco tempo prima della scoverta dell’America, era di268 grani ; salì a 333 grani nel 1514; sotto Francesco I, a 731 ; sotto Enrico IV, sino a1130 grani d’argento. Lavoisier trovava che dal 1610 al 1789 i grani si erano elevatinel rapporto di 1130 a 1342. Nell’anno 1820, un ettolitro costava, in Francia, 1610 granid’argento, contando 9,216 grani in una libbra, o 0,489 chilogrammi. (Vedasi anche Le-tronne, Considerazioni generali sulle monete greche, pag. 118-23). Rimontando per ilmedio evo, troviamo un innalzamenio nei prezzi de’ cereali. Ai tempi di Valentiniano III,nell’anno 446, l’ettolitro vale 344 grani d’argento, e alla fine della Repubblica, ai tempidi Cicerone, sino a 528 grani. Il risultato di Dureau de la Malle dà prezzi ancora più ele-vati. (Rendiconto dell’Istit., luglio 1838, pag. 84).(2) Ecco le basi di questo dato importante: nell’Ufficio statistico di Berlino si regi-stra ogni mese il prezzo corrente delle quattro principali specie di frumento in tutte leparti della Prussia, e si prendono le cifre medie per ciascuna provincia, considerata se-paratamente. Da tutte queste medie si tirano, alla fine dell’anno, i prezzi medii per tuttol’anno; e dalla serie di questi prezzi medii si deducono le medie di quattordici annicalcolate in modo che, fra i prezzi dei quattordici anni susseguenti, si tolgano ogni voltai due prezzi massimo e minimo, e si aggiungano i dieci restanti. Il decimo di questasomma si riguarda allora come prezzo medio dei 14 anni che si sono considerati. Da untal lavoro, che abbraccia il periodo dal 1816 al 1837, risultano, per lo stajo di Prussia, ivalori seguenti:
Grano 1 tallero, 23 silbergroschen 10 5/9 pfennig
Segala 1 » 8 » 1 5/9 »
Orzo 1 » 28 » 8 1/9 »
Avena 1 » 21 » 8 1/3 »
I punti corrispondenti alle quattro specie di cereali sono, per lo staio, una libbra diPrussia (a 2 marchi di Colonia), 85, 80, 69 e 52. La libbra d’oro è valutata in monetad’argento di Prussia per 439 talleri, 11 silbergroschen, 6 6/13 pfennig. Il paragone deidue periodi, 18 16/29, 18 24/37, mostra un ribasso nei prezzi dei cereali in Prussia,di 14 2/7 per 0/0 nel grano; di 11 1/2 nella segala, di 12 nell’orzo, e di 11 13/17nell’avena; diminuzione che deve in gran parte essere attribuita all’aumento di produ-zione ed al miglior uso del suolo. Il progresso della coltivazione è applicabile ai cerealiche hanno un valore più alto. (Dieterici, Uebersicht des Verkehrs, 1838, p. 474). Io con-
|649| I timori che, quando fu pubblicata l’opera di Jacob (sui metalli preziosi),opera di gran valore, e che in Germania non ha trovato l’attenzione che meri-tava, s’erano generati, a causa della diminuita importazione di metalli preziosiprovenienti dal Nuovo Mondo, non si sono avverati. La produzione metallica,caduta tanto bassa dal 1809 al 1826, si è nondimeno, malgrado i torbidi del-l’America spagnuola, innalzata di nuovo ai tre quarti di ciò che era nell’epocain cui io lasciai quel paese. Nel Messico, secondo le più recenti notizie di cuison debitore all’incaricato d’affari prussiano, M. de Gerolt, la produzione si èanche elevata a 20 e fino a 22 milioni di piastre, risultato a cui hanno con-tribuito principalmente, oltre Zacatecas, le miniere recentemente aperte di Fres-nillo, Chihuahua e Sonora. Nell’ultima epoca pacifica della dominazione spagnuola, io non poteva va-lutare il rapporto medio delle miniere messicane, più che a 23 milioni di piastre(circa 537 mila chilogr. d’argento, e 1600 chilogr. d’oro). La verificazione eraallora più facile, perchè non eravi che una sola zecca centrale, e le leggi severerestringevano il commercio metallico a un piccolo numero di porti. In alcunaltro luogo del mondo l’attività non era allora più grande, che in quella zeccacentrale del Messico; la quale ha emesso in oro ed argento del paese, dal 1690al 1803, non meno che 1353 milioni di piastre, e dopo la scoverta della NuovaSpagna (1) sino alla emancipazione del paese, circa 2028 milioni di piastre;cioè i due quinti di tutti i metalli preziosi che l’America intiera ha versato nel-l’antico continente in questo corso di tempo. Ciò che, per effetto dello scoraggiamento venuto da saggi infruttuosi, si al-lega sulla pretesa esaurizione delle ricchezze minerali del Messico, è in apertocontrasto con la condizione geognostica del paese, ed anche colle più recentiesperienze. Lo stabilimento monetario di Zacatecas ha egli solo battuto,ai tempid’agitazione corsi dal 1811 al 1838, più di 66,332,000 piastre, con 7 milioni758 mila marchi d’argento, e negli ultimi undici anni (dal 1822 al 1837),ha emesso senza interruzione da 4 a 5 milioni di piastre:
sidero qui questa diminuzione di prezzi come affatto indipendente dall’influenza o dallosbocco de’ metalli preziosi.(1) È appena quest’anno che M. Ternaux-Compans, nella sua collezione interessantis-sima delle Memorie originali per servire alla storia della scoverta d’America (Conquistadel Messico, pag. 451), ha pubblicato una lista ufficiale delle somme inviate, dal 1522 al1587, dai vicerè della Nuova Spagna alla madre patria. Io non ho trovalo questa listanegli archivii del Messico. Essa è notabilissima, e mostra che i miei ditti anteriori sullaproduzione metallica del Messico, dal 1521-1600 (Saggio politico, tom. III, pag. 414),erano piuttosto alquanto troppo elevati. Un’opinione contraria, poco tempo fa, è stataespressa frequentemente. Dopo l’amministrazione di Fernando Cortes sino all’anno 1552,quando le miniere di Zacatecas si aprirono, l’esportazione si elevò di raro in un annoa 100 mila pesos. A partire da quell’epoca, si trova in un movimento di rapido ri-basso. Negli anni 1569, 1578 e 1587, essa fu già di 931,564, di 1,111,202, e di1,812,051 pesos de oro. Le somme son calcolate, non secondo le nostre piastre, ma se-condo quei pesos de oro. Vedasi l’opera istruttiva di Giuseppe Burkart: Aufenthalt u.Reisen in Mexico in den Jahren 1824, bis 1834, prima parte, pag. 360 e 385 ; secondaparte, pag. 74, 152.
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1829 . . . . . 4,505,108 piastre
1830 . . . . . 5,189,902 »
1831 . . . . . 4,469,450 »
1832 . . . . . 5,012,000 »
1833 . . . . . 5,720,000 »
A Zacatecas, una sola vena, la Veta Grande, su cui si lavora sin dal secoloXVI, e che sino al 1738 diede sovente in un anno fino a tre milioni di piastre,ha messo in circolazione le seguenti masse metalliche:
1828 . . . . . 117,268 marchi d’argento.
1829 . . . . . 235,741 »
1830 . . . . . 279,288 »
1831 . . . . . 272,095 »
1832 . . . . . 258,498 »
1833 . . . . . 209,192 »
Guanaxuato che, è ben vero, forniva già precedentemente, e al tempo miosino a 755 mila marchi d’argento ogni anno, ora è disceso sino a più che lametà di questa cifra. Ecco il suo reddito:
Marchi d’oro Marchi d’argento
1829 . . . . . 852 269,494
1830 . . . . . 1058 284,386
1831 . . . . . 622 258,500
1832 . . . . . 1451 300,612
1833 . . . . . 1144 316,024
Quando finalmente queste magnifiche contrade, sotto tanti riguardi favoritedalla natura, godranno la pace, dopo una lunga fermentazione ed una profondaagitazione interna, nuovi strati metallici saranno necessariamente scoverti pereffetto del progresso nella coltivazione del suolo. In qual parte della terra, fuoril’America, si posson trovare esempii d’una simile ricchezza in argento? Non sidimentichi che, vicino Sombrerete, dove alcune miniere furono aperte già nel1555, la famiglia Fagoaga (Marqués del Apartado) ha, nello spazio di cinquemesi e in una estensione di 16 tese (96 piedi), ricavato dai primi saggi d’unaminiera d’argento un profitto netto di 4 milioni di piastre; e che nel distrettodi Catorce, in due anni e mezzo (1781-1783), in un terreno pieno di miniered’argento corneo (cloruro d’argento) e di colorados, che il popolo chiamava laborsa di Dio Padre (la bolsa de Dios padre), un ecclesiastico, Juan Flores,fece ugualmente un guadagno di tre milioni e mezzo di piastre.
Il prodotto dell’oro nell’America spagnuola e portoghese è diminuito in unaproporzione molto maggiore che quello dell’argento; ma questa diminuzione datada un’epoca molto anteriore ai movimenti politici delle regioni tropicali. Io hogià in un altro luogo mostrato in quale errore si era, fino al principio del nostrosecolo, intorno alla durata della ricchezza dei lavatoi brasiliani, e come si siaconfuso lo stato florido di questa intrapresa (dal 1752 al 1773) con la sua con-dizione posteriore (1). Il rapporto del Bullion committee (2), così importante
(1) Saggio politico, tom. III, pag. 448-52.(2) Report of the Bullion Committee of 1810, Append., pag. 17-22.
|651| per la storia del commercio, ha cominciato a spargere qualche luce su questoargomento. Io devo i ragguagli più sicuri alle comunicazioni private fattemidall’antico direttore generale delle miniere, barone di Eschwege. L’opera di Jacobsui metalli preziosi non contiene che aggiunte di poca importanza (1). Dal1752 al 1761, la produzione dell’oro nelle Minas Geraes, che pagava il quinto,oscillò tra 6400 e 8600 chilogrammi (l’arroba portoghese equivale, secondoFranzini, a chilogr. 14,656). La produzione è certamente notabilissima, emolto superiore all’attuale produzione dell’Ural e dell’Altaï; ma bisogna ricor-darsi che nel 1804 l’America spagnuola diede egualmente quasi 10,400 chilog.d’oro, cioè:
Nuova Granata . . . . . 4700 chilogr.
Chilì . . . . . 2800 »
Messico . . . . . 1600 »
Perù . . . . . 780 »
Buenos Ayres . . . . . 500 »
10,380 chilogr.
La produzione delle Minas Geraes era già caduta, nelle annate medie dal1785 al 1794, a chilogr. 3300; dal 1810 al 1817, a chilogr. 1600; dal 1818al 1820, a chilogr. 428. L’asserzione del cavaliere de Schæffer, secondo cui,nel 1822, non si produssero che 24 arrobas (350 chilogr.), nell’alto fornello diVillarica, concorda col risultato qui sopra enunciato. Da quel tempo in qua, laproduzione delle miniere d’oro nel Brasile sembra essersi rialzata un poco pervirtù delle compagnie inglesi; ma ciò che, ha contribuito alla decadenza dellelavature d’oro, più che l’esaurimento degli strati minerali, è la tendenza allacoltura dei prodotti coloniali, favorita dall’infame tratta dei negri tuttavia in vi-gore. Il commercio di contrabbando ha preso una tale estensione al Brasile, chesarebbe a desiderarsi che qualche indigeno, perfettamente informato della situa-zione del paese, volesse aver la cura di ben verificare il rapporto generale del-l’annua produzione d’oro dal 1822.
Un fatto degno d’osservazione, nella storia delle miniere scavatesi dagliEuropei, si è, che, da quando essa è caduta sì basso nel Brasile, si è elevata aduna inaspettata altezza nell’Asia settentrionale, e nella parte meridionale degliStati Uniti d’America (sebbene in quest’ultima in un modo ben passeggiero). Laeatena dell’Ural (Meridianviett) prolungandosi sotto il medesimo meridiano comeuna muraglia, dall’Oust-Ourt, nella parte settentrionale dell’istmo Truchmène, sinverso il mar ghiacciato, ed anche, secondo le belle osservazioni del botanicoAlessandro Schrenk e di M. Baer, sino alle isole di Waïgatz ed alla Nuova Zem-bla, produce un minerale d’oro in una lunghezza di quasi 17 gradi di latitudine.Se negli anni 1821 e 22 1’Ural non forniva ancora che 27 a 28 pouds d’oro(440 a 456 chilogr.), il rapporto della sabbia d’oro dell’Ural si elevò già, neitre anni seguenti 1823, 24, 25, successivamente a 105, 266, e 237 pouds.Secondo il prospetto dei metalli preziosi raccolti nell’impero russo, ed ottenutipuri da ogni lega alla zecca di Pietroborgo, prospetto che mi si è trasmesso
(1) Tom. II, pag. 265 e 395.
|652| manoscritto dal conte di Cancrin, ministro delle finanze russe, la produzionedell’oro era
pouds libbre
nel 1828 . . . . 290 39
1829 . . . . 289 25
1830 . . . . 347 27
1831 . . . . 352 2
1832 . . . . 380 31
1833 . . . . 368 27
1834 . . . . 363 10
Quando, per ordine dell’imperatore Nicola, io feci, coi miei amici GustavoRose ed Ehrenberg, la mia spedizione nell’Asia settentrionale, la produzione del-l’oro, per via di lavatura, era ristretto a quella parte della catena dell’Ural cheserve di limite all’Europa. L’Altaï (in mongollo la catena di Montagne d’Oro,Altaïn-Oola (1) ), non forniva che la piccola quantità d’oro (circa 1900 marchi)che poteva estrarsi dal minerale d’argento, contenente pure dell’oro (70 mila mar-chi), dalle ricche miniere di Schlangenberg o Smeïnogorsk, di Ridderski e diSyrianowski. Dopo il 1844, questo risultato è stato ampiamente compensatoin quella parte media della Siberia. Si sono scoverti degli strati di sabbia d’oro(Galets), affatto simili a quelli del versante dell’Ural. La casa Popof, la cuiinfluenza è stata così utile allo svolgimento del commercio nell’Asia interna, hadato ancora qui un lodevole esempio. Dei 398 pouds d’oro (27,844 marchi)che tutto l’impero russo forni nel 1836 (2), 293 pouds e 26 libbre proveni-vano dall’Ural, e 104 pouds 15 libbre dall’Altaï. L’anno appresso, nel 1837, laproduzione della Siberia orientale s’era già tanto innalzata, che l’Altaï diede130 pouds d’oro lavato; l’Ural (nei lavatoi imperiali e particolari) diede 309pouds. Se a queste somme si aggiunge 30 pouds d’oro, estratti dai mineralifriabili in istrato continuo dell’Altaï e di Nertschinsk, si trova, per risultatoesatto di tutta la produzione d’oro della Russia, nell’anno 1837, pouds 469, ochilogr. 7644. I lavatoi dell’Ural si trovano dunque in un periodo di deca-denza lentissima; ma l’Altaï aggiunge alla massa totale una sì grande quantità,che la sua produzione, comparativamente a quella dell’Ural, sta come 4 a 9 1/2.
Egli è appena da poco tempo, che noi abbiamo avuto ragguagli sulla estra-zione propriamente detta, dai letti di sabbia d’oro da un geognosta distintissimo,il mio antico compagno di viaggio nell’Ural meridionale, M. di Helmersen.L’oro lavato, che si raccoglie da alcuni anni in quantità sempre crescente, nellaparte orientale del governo di Tomsk, non appartiene al gran tronco di mon-tagne da noi chiamate la catena principale dell’Altai (3), che Ledebour, Bunge
(1) Altaïn è una forma geuitiva della lingua mongolla (Klaproth, Memorie relativeall’Asia, tom. II, pag. 382).(2) Inoltre (del pari nel 1836) in platino dell’Ural, 118 pouds, due libbre, ossia8,269 marchi di Colonia.(3) È impropriamente che si chiama il piccolo Altaï. M. Helmersen divide ancora lamia incredulità sull’esistenza del grande Altaï (Frammenti asiatici, tom. I, pag. 28).« Una di queste grandi e lunghe vallate, egli dice, che traversa la catena centrale del-l’Altaï, è la vallata della Buchtarma superiore: essa separa la parte settentrionale russa,
|653| e Gebler han visitato; ed in cui il monte Beloucha, colle sue vette nevose, s’in-nalza, vicino le sorgenti della Tatouinia, sino all’altezza di 11,000 piedi, al livellodel Wetterhorn e del picco di Teneriffa. Gli strati di sabbia aurifera si mostranosui due versanti; ma soprattutto sul versante orientale d’una piccola catena dimontagne che 1’Altaï, la cui direzione è da oriente ad occidente, spinge verso ilnord, nel meridiano del lago di Telesk, e che si prolunga sino al parallelo diTomsk. « Sulle carte, dice il mio amico Helmersen, questa piccola catena checontiene oro suscettibile di lavatura, è indicata sotto i nomi di montagne diAbassanki, di Kusnezki e di Alatau. Riguardo alla sua direzione ed alla sua in-terna composizione (1), come alla sua forma, essa ha con l’Ural la più per-fetta rassomiglianza, ed in fatti è una ripetizione dell’Ural, solamente in dimen-sioni più piccole. L’analogia è tale, che, anche lì, il versante orientale è riccoin oro, e l’occidentale lo è molto meno. Siccome è precisamente quest’ultimoche è stato riservato al lavoro della Corona, così finora gl’intraprenditori privatihan messo a profitto soltanto la ricchezza dell’Alatau (quel ramo dell’Altai chesi dirige verso il nord) ». I geognosti che conoscono le mie indagini sulla dire-zione dei sistemi di montagne nell’Asia inferiore, aiutandosi delle idee ingegnosedi Elia di Beaumont sul parallelismo e sulla relativa successione nell’età dellecatene di montagne e loro ramificazione, non posson mancare di riconoscerel’importanza delle osservazioni fatte da Helmersen. Io non ho visto il depositometallico settentrionale della sabbia d’oro dell’Altai (Kusnezki), perchè il mioviaggio era diretto da Tobolsk, per Tara, ed attraverso le sleppe di Barabinski,verso l’Aitaï occidentale e meridionale, e di là verso il punto limitrofo dellaCina, Chounimaïlekhou (nella provincia d’Ili, al nord del lago Saïsan). La sabbia aurifera dell’Altaï è un poco più ricca in argento che l’oro del-l’Ural. I negozianti siberi, molto favoriti dall’amministrazione imperiale delleminiere, hanno stabilito dei lavatoi d’inverno, e l’esercizio di questo nuovoramo d’industria asiatica è tanto più notabile e soddisfacente, quantochè glioperai non sono che volontarii, e vengono ben pagati. Secondo ragguagli recen-tissimi, che io devo al ministro delle finanze, il conte di Cancrin, si sono scovertiricchi strati di sabbia, e nella catena di Salairski, e presso il fiume Biriousa,che separa l’uno dall’altro i governi di Jeniseiski e di Irkoutsk (2). Per tutta laSiberia, si son già distribuite 240 licenze (facoltazioni di lavorare negli stratiauriferi).
dalla parte meridionale cinese. Quest’ultima è stata frequentemente, e sino agli ultimitempi, indicata sotto il nome di grande Altaï, in opposizione alla parte settentrionalechiamata il piccolo Altaï. Oltre l’improprietà di queste denominazioni, che non sembranofondate in natura, e che non sono accettate dagli abitanti, esse non giovano che a perpe-tuare l’errore che un fabbricante di carte geografiche trasmette ad un altro. L’Altaïcinese non fa coll’Altaï russo che un solo e medesimo tutto, e non vi sono motivi perconsiderarli come due diverse catene di montagne, anche nella loro direzione ».(1) Helmersen, nel Bullettino dell’Accademia di Pietroburgo, tom. II, pag. 107. Ve-dete anche Ermann, Reise um die Erde, tom. II, pag. 19-21.(2) Il villaggio di Biriussinsk, sulla strada di Kansk a Nijnei-Udinsk, è in una situa-zione assai pittoresca, fra ruscelli profondamente incassati. Anche dal lato d’Oriente,il suolo è molto squarciato sino alle rocche di grès del Nijnei-Udinsk (Ermann, Hand-schriftliche Nachrichten).
|654| Tale è l’importanza che, in questi ultimi tempi, ha acquistato la correntedell’oro dall’est verso l’ovest (scopo principale di queste indagini essendo dirappresentare la mutazione delle correnti nel commercio dell’oro). Questi 469pouds d’oro dell’Ural e dell’Altai (32,850 marchi di Prussia), che costitui-scono la produzione dell’anno 1837, vagliono in moneta prussiana d’argento7,211,000 talleri. Questa cifra non differisce che di un ottavo dalla produzionein oro delle Minas Geraes al Brasile, nelle più favorevoli annate dell’epoca feliceche si estende dal 1752 al 1761; ma è quasi di un terzo più debole che la pro-duzione estratta dalla Nuova Granata, dal Chilì e dal Messico, poco tempo primache avvenisse la rivoluzione dell’America spagnuola. Allorché si considera l’im-mensa superficie della Siberia, e si riflette al rapido accrescimento dell’oronell’Ural durante gli anni 1822, 1823 e 1824, si ha motivo di credere chel’affluenza dell’oro di Siberia dall’est all’ovest, dall’Asia all’Europa non è ancoraarrivata al suo maximum. Il prodotto della Siberia orientale forse crescerà piùrapidamente di quanto decresca quello dei lavatoi dell’ Ural, dove in primoluogo si son messi a profitto, ed in modo sventuratamente troppo rapido, i piùricchi strati di sabbia. Col metodo della estrazione idrostatica, si perde in-contestabilmente una grande quantità di metallo, quella che è attaccata a deigrani d’ossido di ferro ed altre leggiere sostanze. Non è qui il luogo di ricercarese l’ingegnoso metodo proposto dal colonnello Anassow, intendente a Slatoust,il quale promette un sì bel successo, e che consisterebbe nel fondere il mineralecon del ferro, e poi trattare il ferro aurifero per mezzo dell’acido solforico, siasuscettibile d’applicazione in grande, atteso le grandi masse che bisognerebberidurre in fusione, e la difficoltà che s’incontrerebbe a trasportare tanta sabbiacontenente una sì piccola quantità d’oro, non che l’ostacolo del combustibile cheoccorrerebbe. I saggi perseveranti e ben diretti fattisi finora, sembrano tutti de-porre contro la possibilità di esecuzione in grande. Le cognizioni acquistatesi da quindici anni appena sulla ricchezza in oro chel’Asia settentrionale offre ancora oggidì, fanno involontariamente pensare agliIssedoni, agli Arimaspi ed ai griffoni, guardiani d’immensi tesori che Aristeo diProconese, e circa due secoli appresso Erodoto, han reso sì celebri (1). Io hoavuto il piacere di visitare nell’Ural meridionale certi luoghi in cui, a pochipollici sotto l’erba, si sono scoverte, l’una accanto all’altra, masse brillanti d’orodi 13, 15, ed anche 24 libbre russe (2). Può ben darsi che masse anche mag-giori si sieno altre volte trovate sotto la forma di ciottoli tondi ed intieramentescoverti sulla superficie del suolo. Niuna meraviglia dunque, se sin dalla più
(1) Nei Frammenti di Alcman, che M. Welcker ha spiegati, come in quelli di Ecateoe di Damaste, si fa menzione del pari degli Issedoni. (Hec. Mil. Frag., edizione Klausen,num. 168, pag. 92).(2) Il più grosso ciottolo d’oro che siasi trovato finora nell’Ural (a Alexandrowsk,presso Miask), è lungo otto pollici, largo 5 3/8, ed alto 4 3/4. Pesa 24 libbre russe,69 solonik (marchi 43 1/2), e si conserva a Pietroburgo nella magnifica collezione diminerali del corpo dei minatori. Fra i ciottoli di platino di Nischne-Tagilsk (proprietàdi M. Demidoff), se ne sono trovati d’un peso di 13, 19, e 20 libbre. Rose, Reise nachdem Ural, tom. I, pag. 41.
|655| di tante ricchezze abbia echeggiato e sia penetrata nelle sponde dell’Eusino sinoalle colonie elleniche, che di buon’ora entrarono in relazione col nord-est del-l’Asia, al di qua del mar Caspio e del lago dell’Oxus (Aral). I Greci commercianti, ed anche gli Sciti, non penetrarono essi medesimi finoagli Issedoni; essi non trafficarono che con gli Argipeeni. Niebuhr, nelle sue ricer-che sugli Sciti ed i Geti (ricerche che non sono affatto confermate da ciò che noioggidì sappiamo sulla differenza delle razze e la composizione delle lingue neipopoli dell’Asia settentrionale), colloca gli Issedoni e gli Arimaspi al nord d’Oren-bourg (1), per conseguenza in quella contrada aurifera che oggidì ci è cosi bennota, e che si trova al versante orientale dell’Ural meridionale. Quest’opinioneè difesa nell’opera sostanziosa pubblicatasi recentemente dal consigliere Eichwaldsotto il titolo: Dell’antica Geografia det Mar Caspio (2). Heeren e Vœlckercollocano il paese di Erodoto nella regione dell’Altaï, ed io confesso che questaopinione mi sembra sempre meglio giustificata dalla configurazione dei luo-ghi (3). Erodoto descrive una via commerciale, per cui l’oro dell’Altaï setten-trionale, o almeno, secondo io suppongo, la fama di quest’oro poteva arrivareal Ponto Eusino per mezzo degli Issedoni e degli Sciti (4). Per penetrare sinoagli Argipeeni, che hanno la testa calva, il naso piatto, e le mascelle fortis-sime (5), bisogna che gli Sciti ed i Greci delle colonie politiche abbiano avutoricorso, nel loro commercio, a sette interpreti di selle lingue diverse (Erodoto,IV, 24). Dopo la scoverta di così ricchi strati di sabbie aurifere nella diramazioneche l’Altai spinge verso il nord sino al parallelo di Tomsk, l’opinione, secondocui gli Arimaspi avessero abitato una contrada situata all’oriente dell’Ural elontanissima da questa catena di montagne, diviene più verosimile. Secondo lecongetture di un dotto ed ingegnoso viaggiatore, Adolfo Ermann, il nido deigriffoni si congiunge coll’esistenza delle ossa fossili di pachidermi antediluviani,che così frequentemente s’incontrano nella Siberia settentrionale, e nei quali ipopoli cacciatori credono vedere gli artigli e la testa di un uccello gigantesco.Se si consente, conchiude M. Ermann, a vedere in quest’antica tradizione il pro-totipo del mito greco, si ha tutta la ragione di dire che i minerarii hanno strap-pato l’oro ai griffoni ; giacché nulla di più comune oggidì, come altra volta, chel’incontrare sabbia aurifera negli strati di terra o di torba contenenti ossami dital natura. Ma quantunque plausibile fosse questa spiegazione, havvi nondimeno
(1) Kleine historische und philologische schriften, pag. 361. (V. anche HerodotischeWelt Tafel di Niebuhr).(2) Eichwald fa derivare, come Reichard, il nome d’Issedoni dal fiume Isset, eriguarda questo popolo come una tribù di Vogulli.(3) Heeren, Ideen über Politik u. Verkehr (1824, t. I, sez. 2, pag. 281-87).(4) Vœlker, Mythische Geographie der Griechen u. Romer, t. 1, p. 188, e 191.Il commentario di quest’opera, di Klausen, nella Scheuzeitung 1832, p. 653 (Voelkerha raccolto colla più gran cura i passi degli antichi che io qui mi astengo di citare).(5) Questi Argipeeni vivono di frutti dell’albero ponticum, il cui sugo si chiamaAschy, e la cui massa, dopo essere stata sottoposta all’azione dello strettoio, s’im-pasta e si converte in focaccie. Nemnich ed Heeren han già voluto riconoscervi ilprunus padus (t. 1, sez. 2, p. 285). — Vedasi pure Ermann, Reise um die Erde, t. I,pag. 307.
|656| un fatto che la contrasta ; ed è che nei passi d’Esiodo si la già menzione dìquesti esseri favolosi, i griffoni, i quali adornano, sotto la forma di mostri metàlioni e metà aquile, le porte di Persepoli, e di buon’ora arrivarono in Grecia pervia di Mileto (1). Un celebre accademico russo, M. de Græfe, inclina a riguar-dare un mostro dai denti enormi, l’odontotyrannus, di cui parlano gli scrittoribisantini, e Giulio Valerio, le cui opere sono state scoperte da Maj, comeuna vaga reminiscenza del Mammouth sibero, come un eco lontano del mondoprimitivo (2). Il tiranno, di cui abbiamo or ora parlato, è il mito dei griffoni; non misembrano sorti dal seno ghiacciato delle terre d’alluvione; mi paiono piuttostocreazioni dell’immaginativa d’una zona meridionale e d’un clima caldo. Io ho ricordato più sopra che nell’Ural si trovano enormi masse d’oro a pochipollici sotto la superficie del suolo. L’acqua divenuta ruscello, o altre cause insi-gnificanti, han potuto un giorno mettere a nudo queste masse in modo che sipresentarono alla superficie. Non dobbiamo vedere che un mito nella storia del-l’oro sacro presso gli Sciti, di cui parla Erodoto, ed in quella degli strumentiaratorii in oro caduti dal cielo, e che i due figli di re, i quali furono i primi adavvicinarvisi, non poterono toccare senza bruciarsi, mentrechè il terzo Calassainepotè senza danno condurre a casa il metallo raffreddato; ovvero sarebbe questala reminiscenza lontana d’una pioggia di aeroliti allo stato d’ignizione? (3) Ilferro e l’oro sono qui scambiati l’uno coll’altro ; e l’oro sacro non fu forse unapietra meteorica, simile alla massa trovata da Pallas, colla quale si potevanofoggiare strumenti da lavoro, come gli Esquimesi della baia di Baffin si fannoancora nei nostri giorni i loro coltelli con degli aeroliti che si trovano mezzosepolti nella neve? Io so che le spiegazioni fisiche dei miti antichi e dei mira-coli moderni oggidì non godono favore, e che io rischio di deviarmi nelle vieerronee dei drammatici di Alessandria; ma è ben perdonabile ad un naturalistail far menzione d’una pioggia di bolidi. Forse il metallo caduto dal cielo non era
(1) Carlo Otof. Muller, Dorier t. II, pag. 276. (Sopra il griffone di Ctesia, consi-derato come un animale battro-indiano, vedasi Heeren, t. I, sez. 1, p. 239, e’BottigerGriechische Vasengemälde, t. I, n. 3, p. 105). Erodoto pure (IV, 79 e 152) parla duevolte dei griffoni come immagini ed ornamenti.(2) Græfe, nelle Memorie dell’Accademia di Pietroburgo, 1830, pag. 71 e 74. —Giulio Valerio Res gestæ Alexandri translatæ ex Æsopo, III, 33. — Vedasi inoltre laCronica Hamartol, che Hase ha raccolta nei manoscritti della Biblioteca di Parigi.(3) Io do qui il passo di Erodoto secondo la traduzione latina di Schweighæuser:« Targitao filios fuisse tres Leipoxain et Arpoxain, minimumque natu Calaxain. His re-gnantibus, de coelo delapsa aurea instrumenta, aratrum et jugum et bipennem et phia-lam decidisse in Seythicam terram. Et illorum natu maximum, qui primus conspexisset,propius accedentem capere ista voluisse ; sed eo accedente, aurum arsisse. Quo di-gresso, accessisse alterum, et ilidem arsisse aurum. Hos igitur ardens aurum repudiasse;accedente vero natu minimo fuisse extinctum, huncque illud domum suam contulisse.Qua re intellecta, fratres majores ultro universum regnum minimo natu tradidisse. Sa-crium autem illud aurum custodiunt reges summa cura, et quotannis conveniunt, majo-ribus sacrificiis illud placantes. Dicuntque Scythae, si quis festis illis diebus aurum hoctenens obdormiverit sub dio, hunc non transigere illunm annum ». — I Massageti, tribùdegli Alani, secondo Ammiano Marcellino, impiegavano per loro addobbo e per adornarei cavalli, l’oro, come altri popoli fanno del ferro. (Erod., I, 215). 
|657| bruciante che per allontanare i figli maggiori? Anche secondo la popolare cre-denza sparsa in Germania, il luogo in cui un tesoro è nascosto cuoce e brucia,ma simili considerazioni ci distornano dalle indagini puramente fisiche. Cogli strati di sabbia aurifera trovati nell’Asia settentrionale al di qua del-l’Obi, quella cifra di 130 pouds o 9100 marchi di Prussia, a cui per un anno si èelevato il prodotto dell’oro tratto dall’Altai o da Kusnezki, forma un avvenimentonella storia del commercio dell’oro, ed un avvenimento tanto più importante,quanto che appartiene a quella parte dell’Asia che si ritrova sotto l’immediato do-minio dell’Europa, e che il suo prodotto, volgendosi verso l’Occidente, esercita lasua influenza su tutto il commercio dell’oro in Europa. Per quanto sia antica inAsia la produzione del minerale consistente, noto sotto la vaga denominazione difiloni ciudichi (1), l’esistenza di masse considerabili d’oro lavorato, trovatesialla prima occupazione di questo paese, nelle tombe, e di cui le collezioni diPietroburgo possiedono esempii così notabili, si spiega meglio per mezzo dellascoverta, in remotissime epoche, di ciottoli d’oro nei terreni franati, immediata-mente al dissotto della superficie. Müller, questo eccellente storico della Siberia,racconta che le prime scoverte d’oro nelle tombe (Kourganoui) fecero in modosorprendente abbassare il valore di questo metallo a Krasnojarsk (2). L’Asiainterna, rinserrata fra la catena dell’Himalaya e la catena vulcanica chiamataMontagna Celeste, forma, come la Cina, un tutto chiuso, sotto il punto di vistapolitica e quasi anche sotto il punto di vista mercantile. Per quanto incerte sienole nozioni che noi abbiamo su questa parte del globo, pure, dalla splendida epocadelle dinastie mongolle sino al XIII secolo, dopo il viaggio di Marco Polo, la famadegli strati di sabbia aurifera nell’interno dell’Asia è penetrata sino in Europa(al sud per la via delle Indie, al nord per la via di Siberia). I giornali di Calcutta riferiscono che, in tutto il Tibet occidentale, i fiumitrasportano oro, e gl’indigeni lo estraggono per mezzo dell’amalgama. Antichimiti indiani fanno del sovrano del nord, Kouwera, il dio della ricchezza; ed èben notabile che la residenza del dio (Alakâ) si trova, non nella catena mede-sima dell’Himalaya, ma sul Kaïlâsa, al di qua dell’Himalaya, nel Tibet (3). Egliè più verso il nord-ovest al di qua della catena di montagne di Kouenloun, chesepara i distretti di Ladak e di Khotan, che Heeren (4) colloca con molta ve-rosimiglianza, secondo me, il gran deserto di sabbia così ricco in oro, che gliIndiani limitrofi di Caspatyrus (Cachemir) visitavano, e nel quale le formiche,più piccole che i cani, ma più grandi che le volpi, si scavavano la loro dimora.
(1) Quelli che si chiamano filoni ciudichi, e le miniere ciudiche dell’Asia setten-trionale, non appartengono alla medesima razza. Il nome di questo popolo di Cabiri,che vanno in cerca del minerale e foggiano il metallo, non indica originariamente chestranieri, non russi (barbari), ma in un modo più determinato negli annali russi, secondoKlaproth (Asia polyglotta, p. 184), secondo le più recenti e dotte indagini di Sjogren(Memorie dell’Accademia di Pietroburgo, 6. serie, t. 1, p. 308), tutte le tribù finnesied uraliane.(2) Giornale Asiatico, t. II p. 12.(3) Alberto Hœfer, Uebersetzung dea Urwasi, des Kalidása, 1837, p. 90.(4) Erod., III, 102-6 (Heeren, I, parte, 2. sez., pag. 90, 102, 340-45. Compar,Ritter, Asien t. II, 657-60).
|658| Il Bolor, il cui versante orientale conduce a Khoufaloun, paese che i geografiindicano col nome di piccolo Tibet o Kashgar, ed al lago Lop in mezzo allesteppe, ha sul suo versante occidentale offerto pure al distinto viaggiatoreche ha esplorato questa terra incognita, Alessandro Burnes, gli strati disabbia aurifera di Durrvaz e del corso superiore dell’Oxus da lui descritti (1).Nella Cina, la produzione dell’oro per via di lavatura data egualmente dal-l’antichità più remota, e nella nomenclatura mineraria di questo popolo pe-dantesco si distinguono i campi d’oro (2) (strati di minerale d’oro estesissiminelle pianure), e i ciottoli d’oro sotto il nome di teste di cani, grani di fru-mento, e polvere di miglio. Sventuratamente nel Choca, nella Sonora, e nel-l’Ural, come dovunque, vi sono meno teste di cani, di quel che siavi polvere dimiglio. Quasi alla medesima epoca in cui l’Ural offriva i suoi tesori, e cominciava asostituire i prodotti del Brasile caduti in basso, si scoprirono nella parte meri-dionale degli Allegani, nella Virginia, nella Carolina settentrionale e meridio-nale, nella Georgia, nel Tennessee, e nell’ Alabama, degli strati di mineraled’oro che promettevano considerevoli prodotti. L’epoca della più grande prosperità, nell’America settentrionale, di questaproduzione ottenuta per via di lavatura, alla quale succedette ben presto loscavo minerario, abbraccia gli anni dal 1830 al 1835. Senza dubbio, negliotto ultimi anni, non ha fornito molto più che quattro milioni e mezzo didollari ; ma l’apparizione di terreni auriferi, ad una così grande vicinanzadalle sponde dell’Atlantico, merita, sotto il punto di vista geognostico, un’atten-zione maggiore di quella che l’Europa le ha accordato. Essa offre inoltre ungrande interesse storico ; giacché la grande quantità d’oro che i primi conqui-stadores spagnuoli trovarono in mano agl’indigeni della Florida, non deve piùoggi essere considerata come proveniente da antiche relazioni col Messico (An-huac) o con Haïti. M. Jacob, in un’opera già più volte citata sui metalli preziosi, ha potutoancora estimare a soli 130 mila dollari il prodotto dei lavatoi dell’America set-tentrionale; ma pochi anni appress o si elevò ad 800,000 e fino ad 1,000,000di dollari. Nella provincia di Cavarras (Carolina del Nord), si è trovato unciottolo di 28 libbre (peso inglese, avoir du poids) e allato ad esso parec-chi di quattro a dieci libbre (3). Dopo il mio ritorno dalla Siberia, ho senza
(1) Burnes, Travels, t. II, p. 165. Nel 1831 si trovavano ancora nell’Oxus dei ciot-toli d’oro, grossi quanto un uovo di colomba. Come il Reno, l’Oxus (iGhoun) trascina lasua sabbia d’oro fino all’imboccatura; e l’infelice spedizione del principe Alessandro Be-kewitsch, fatta intraprendere da Pietro il Grande nel 1716, fu suggerita dai ragguaglibugiardamente esagerati di Truchmena, sull’accumulazione della sabbia d’oro nell’anticaimboccatura dell’Oxus (al sud della piccola catena dei Balkan presso la riva orientaledel Mar Caspio).(2) Landresse, sopra le alluvioni aurifere della Cina nel Giornale Asiatico; tom. II,pag. 99.(3) Secondo i ragguagli manoscritti, che mi sono stati comunicati dal mio più an-tico amico M. Freiesleben, ispettore generale delle miniere, si sarebbe anche trovato nel1821 in Auson County, in mezzo al quarzo e al grauwakenschiefer (letteralmente:schisto di wache grigio, basalto composto), un ciottolo d’oro del pesò di 48 libbre.
|659| interruzione cercato, e quasi sempre inutilmente, di procurarmi dei datiesatti sulla continuazione delle lavature d’oro negli Stati meridionali; e ap-pena poco tempo fa, ho avuto il piacere di vedere coronati da un buon suc-cesso i miei sforzi, grazie alla bontà dell’attuale direttore del Banco, M. AlbertGallatin, l’uno dei più abili uomini di Stato ai nostri tempi (1). Io riporto quialcuni passi d’una lettera di quest’uomo, la cui scienza è stata da tanti viaggiingrandita. « I terreni auriferi dell’Ural, e forse di tutta l’Asia settentrionale, dovevanosicuramente attirare la nostra attenzione sui lavatoi, e sulla nostra produzionemineraria negli Stati meridionali. Io spero potere ben tosto rispondere alle vostrequistioni geognostiche per mezzo del professore Patterson che al medesimo tempoè direttore della zecca, e per mezzo del professore Renwick a Nuova York, en-trambi mineralogi distintissimi. Oggi io vi spedisco, secondo i documenti uffi-ciali, il prospetto di tutto il danaro battutosi dopo il 1824 nella nostra zeccacon oro indigeno (2). Prospetto della annuale produzione d’oro monetatosi,ed estratto dalle miniere degli Stati Uniti.
Annate. Virginia. Carolina Georgia. Tennessee. Alaba-ma. Incerta. Totale.
doll. Norddoll. Suddoll. doll. doll. doll. doll. doll.
1824 5,000 5,000
1825 17,000 17,000
1826 20,000 20,000
1827 21,000 21,000
1828 46,000 46,000
1829 2,500 134,000 3,500 140,000
1830 24,000 204,000 26,000 212,000 466,000
1831 26,000 294,000 22,000 176,000 1,000 1000 520,000
1832 34,000 458,000 45,000 140,000 1,000 678,000
1833 104,000 475,000 66,000 216,000 7,000 868,000
1834 62,000 380,000 38,000 415,000 3,000 898,000
1835 60,000 263,000 42,000 319,000 100 12,200 698,500
1836 62,000 148,000 55,000 201,000 300 467,000
374,500 2,465,600 298,000 1,680,300 12,400 1000 12,200 4,844,500

Questi ragguagli erano accompagnati da una collezione di minerali, che il fratellodel fu ispettore d’accademia Kohler inviò a Freiberg. — Perchè i dotti nord-Ameri- non ci danno dei ragguagli più precisi su questi ciottoli d’oro colossali, di 28 edi 48 libbre?(1) Nato a Ginevra, ma stabilito agli Stati-Uniti fin dall’epoca della guerra dell’indi-pendenza, ministro delle finanze sotto la splendida presidenza di Jefferson, poi ambascia-tore a Parigi, a Pietroborgo, ed a Londra.(2) Questo prospetto si trova puro nel libro eminentemente istruttivo, intitolato :American Almanac and Repository of useful Knowledge for 1838 (Boston, Bower) p. 134.Questa piccola opera potrebbe servire di modello a molti libri consimili in Europa.
|660| « Voi domandate quanto si dovrebbe a un dipresso aggiungere ogni anno, percompensare il contrabbando, alle somme che questa tavola presenta. Una similevalutazione sarebbe difficile a farsi; ma io credo potervi dire, con qualche cer-tezza, che in nessuna annata la produzione dell’oro ha sorpassato un milione didollari. La perdita derivante dal contrabbando è tanto più debole, che, secondole più recenti fra le nostre leggi, l’oro nel suo rapporto coll’argento si calcola adue per cento meno del suo prezzo ordinario. Giusta queste leggi, il rapportotra l’oro e l’argento è come 16 a 1. È per tal ragione che tutto l’oro prodottodal paese entra nella nostra zecca. In generale gli antichi lavatoi decadono, so-prattutto nella Carolina; nondimeno si scoprono sempre nuove vene ricche dioro, e lo scavo delle miniere aurifere, propriamente detto, lascia anche più gran-di speranze ». A questi ragguagli interessanti, io aggiungo che le regioni dell’America set-tentrionale, le quali contengono oro, sono state recentemente visitate da un te-desco molto pratico nello scavo delle miniere, M. Carlo Degenhardt (attualmentea Clausthal nel Harz), e da M. Featherstonhaugh che ha scoverto dello stagnoossidato con del cinabro. Il guadagno, e con esso il gusto che si aveva per l’e-strazione dell’oro in via di lavatura, e per lo scavo delle miniere aurifere, sisono affievoliti rapidamente dal 1835 in qua. Un paese il quale, insieme ad unaprosperità sempre crescente, gode il vantaggio della massima libertà nelle suerelazioni, ha dei mezzi più sicuri per rendere produttivi i suoi capitali. Ma nellastoria del commercio monetario le masse metalliche strappate al seno dellaterra e poste in circolazione, e il movimento di affluenza e rifluenza in diversedirezioni, interessano più che il passeggiero vantaggio derivante dallo scavodegli strati metallici. Le correnti dei metalli preziosi, che hanno per punto di partenza l’Asia el’America, e vengono nel nostro piccolo continente, dal quale ritornano in patriaverso il paese da dove sorsero, seguono, come i liquidi, la legge dell’equilibrio.Le regioni feconde di oro, ma poco note agli Europei, dell’Asia e dell’Africa in-terna, formano piccoli bacini, per così dire, chiusi, i quali non entrano che de-bolmente in relazione colle coste, e da esse col commercio generale del mondo.Da un altro lato, e sotto l’influenza dell’incivilimento occidentale, havvi un con-tinuo moto di flusso e riflusso da Nertschinsk, l’Altaï e l’Ural, sino al di làdell’Oceano Atlantico sulle sponde del Missouri. Il valor di cambio di questimetalli, sia che vengano considerati nel loro rapporto reciproco, o come misuradel prezzo delle mercanzie (prezzo delle sostanze alimentari e degli oggetti ma-nufatti), non è per nulla determinato unicamente ed in generale dall’aumentoo decremento della produzione metallica. Questo valore di cambio, in mezzoalle complicate istituzioni e relazioni della vita attuale dei popoli, è, loripeto, altrettanto determinato dall’aumento o diminuzione della popolazione,da’ suoi progressi nella civiltà, dal bisogno di un capitale circolante, bisognoche nondimeno dipende dalla popolazione medesima, ed è inoltre determinatodalla frequente necessità di spedire considerevoli somme di danaro, dalla di-rezione di tali rimesse, dalla differenza di logoramento nei due metalli, dallamassa della carta-moneta che fa parte del capitale circolante. Un rialzo nel va-lore relativo dell’oro, rispetto a quello dell’argento, può anche avvenire mentrela produzione dell’ oro generalmente si accresca, come l’abbassamento tran- |661| sitorio del barometro, ed un’elevazione crescente di temperatura possono av-venire ad un tempo medesimo per effetto di un vento di nord-est. Nelle va-riazioni metereologiche dell’atmosfera, come nel commercio generale dei metallipreziosi, vi sono molte cause perturbatrici che agiscono simultaneamente. Ilrisultato di ciascuna, presa isolatamente, in quanto innalzi o abbassi il prezzo,si può determinare; ma ciò che non si può in mezzo all’innumerevole quantitàdi perturbazioni che si aggiungono e si accumulano, è la misura dei parziali com-pensi, è la natura e la misura dell’effetto totale. Gli aumenti di prodotto, dei quali la nostra immaginazione è sorpresa, spari-scono, per così dire, come un infinitamente piccolo nella massa accumulata damigliaia d’anni, e che il commercio generale mantiene in circolazione, sia chesi supponga ridotta in moneta, o convertita in oggetti di oreficeria. Ogni nuovo aumento agisce, senza alcun dubbio, per un lungo corso ditempo; ma come una popolazione maggiore ed una prosperità crescente ha bi-sogno ancora d’un maggior capitale circolante, così può darsi che, malgradol’aumento nella quantità del metallo, si generi, per effetto della divisione, unasensibile penuria metallica. Prima delle grandi scoperte dei filoni d’oro nel versante orientale dell’Ural,la cui vera prosperità non cominciò che nel 1823 e 1824, il valor di cambiodell’argento, riguardo all’oro, fu per termine medio, dal 1818-1822, come 1 a15, 75; e nondimeno, dopo i fecondi scavi dell’Ural, esso non cadde, negli anni1830-34, per termine medio, che ad 1 : 15, 73. In questo intervallo, come so-pra ho detto, 1,294,000 marchi d’oro si erano monetati in Inghilterra, per ri-stabilire il cambio col mezzo dell’argento metallico. Qual è adesso la parte chein questa variazione del valor di cambio (1), ha avuta la diminuzione delle
(1) Io comunico qui i risultali di diligenti ricerche, che devo all’amicizia d’un uomoegualmente pratico delle quistioni economiche, delle commerciali, e delle politiche. M.Joseph Mendelsohn ha raccolto, a mia instanza, i prezzi ufficiali dell’oro, e dell’oro inverghe (non monetato) a Londra e ad Amburgo, dal 1816 al 1837; ed ha calcolato la mediadi ciascun anno. « A Londra i rapporti dei metalli, turbati da una lunga guerra, furonomolto anormali dal 1816 al 1819; nel 1816, furono come 1 a 15,800; e nel 1819, come1 a 14,975. Non fu prima dell’anno 1820 che una maggiore fermezza cominciò a farsisentire in Londra riguardo a tali rapporti. Gli estremi furono nel 1825 e 1833, anni neiquali giunsero a 1 : 15, 319 e 1 : 15, 899 (differenza 7 1/26). Non vi fu movimento con-tinuo di rialzo o ribasso. Sul mercato di Amburgo le oscillazioni furono molto più de-boli. Il rapporto crebbe il più nel 1821, decrebbe nel 1827: nel primo anno fà come 1a 15, 965; nel secondo come 1 a 15, 635. Differenza in 21 anni solamente 4 1/39. Mail mercato di Amburgo è molto più atto a fornire una giusta estimazione del rapportodel valore di cambio dei metalli.A Londra il prezzo dell’oro non coniato e dell’argento sono entrambi variabili: ambii metalli cambiano con moneta metallica inglese, o con carta rappreseutante la moneta.All’incontro in Amburgo l’argento monetato non ha prezzo fisso, ed è egli medesimo lamisura da cui tutti gli altri prezzi vengono determinati. Il marco fino di Colonia a27 3/4 marco banco, è il valore in cui tutte le merci, e per conseguenza anche l’argentomonetato, si evalutano. I rapporti fra i prezzi dei due metalli van soggetti in Londra adelle casuali e doppie influenze, comparativamente ad Amburgo. Quando a Londra sideve comprare con oro una quantità considerevole d’argento, bisogna che prima sivenda l’argento, il che ne fa un poco decadere il prezzo. Coll’argento acquistatosi sicompra l’oro, e quindi il suo prezzo si eleva. Se una tale operazione è di qualche impor-
|662| esportazioni dei metalli preziosi provenienti dal Nuovo-Mondo? Non è necessarioricordare i lavatoi brasiliani, perchè in questo tempo essi non fornirono die1700 marchi ogni anno, quand’anche si ricordasse che, nei dodici anni piùprossimi allo scoppio della rivoluzione, la produzione dell’oro nell’America spa-gnuola cadde al disotto di un terzo di ciò che era nell’ultima epoca florida(1800-1806) il rapporto medio; la perdita per l’importazione, negli undici anni(1816 1827), non si eleverebbe nondimeno che a chil. 85,200. Ma da un altrolato l’Ural dal 1823 al 1827 ha già dato un compenso di chil. 17,300. Nelcorso di questi dodici anni dunque l’Europa non ha ricevuto che 286,000 mar-chi d’oro, meno di quel che soleva. Io ho scelto ancora un esempio che offrisseelementi numerici abbastanza sicuri. 11 risultato si è che nel corso dei dodici anniuna massa d’oro, che tiene il mezzo fra un quarto ed un quinto dell’oro mone-tatosi nella zecca di Londra, si è dovuta risparmiare. Se si considera il valor dicambio dei metalli preziosi, senza tener conto dei rischii puramente locali, peresempio, il valore dell’oro in verghe ad Amburgo non vi si riconosce dal 1816al 1817, nè l’influenza della produzione asiatica, nè la diminuzione del prodottodell’America spagnuola. Il maximum che il valor di cambio dell’oro sortì nel 1827, si è mantenutocon deboli oscillazioni sino al 1832. A quest’epoca un ribasso insensibile, maregolarmente progressivo, si fa notare. L’oro russo, uscito dalla catena dell’Urale dalla Siberia, ha prodotto una parte di questo effetto; ma non dobbiamo di-menticare che tutta la produzione dell’oro russo, quantunque importante sottoun altro aspetto ci sembri, pure non si eleva, dal 1823 al 1837, che a 302 milamarchi, cioè un diciannovesimo meno che la debole esportazione d’oro dall’Ame-rica spagnuola nell’intervallo corso fra il 1816 e il 1827. Oggi ancora nella Repubblica del Messico e dell’America meridionale, laproduzione dell’oro si è meno rilevata che quella dell’argento. Inoltre gli Stati-Uniti usciti appena dai loro grandi imbarazzi finanziarii e bancarii, abbisognanodi grandi quantità d’oro, che loro sono spedite dall’Europa. È questo uno sboccodell’oro verso l’occidente che, insieme all’azione continua di molle altre cause,maschera l’effetto che noi siamo disposti di attribuire all’accrescimento dellaproduzione asiatica. La causa principale del debole effetto della produzione d’oronell’Ural, e nell’Asia settentrionale, si trova, come l’ho già notato più volte,nella relativa debolezza della importazione paragonata alla massa già circolante.Lo sbocco verso l’Asia, che io ebbi l’occasione di studiare (1) in un altro luogo,
tanza, il rapporto dell’oro riguardo all’argento s’innalza doppiamente, perchè l’oromonta, e l’argento scende. Per una operazione consimile, ad Amburgo non si fa alcunavendita d’argento. Il prezzo di questo metallo è invariabile; e il rialzo dell’oro prodottodalla domanda è unicamente ciò che modifica il rapporto. Ecco qui alcune cifre trattedal prospetto dei rapporti di Amburgo, comunicatemi pure dal mio amico :
1816 15,790 1817 15,635 1818 15,685
1819 15,642 1820 15,660 1825 15,693
1826 15,750 1827 15,727 1828 15,776
1829 15,769 1833 15,748 1834 15,663
1835 15,693 1836 15,733 1837 15,771
(1) Sulle quantità relative di metalli preziosi ridotti in oggetti d’oreficeria, e suicangiamenti che prova l’accumulazione dei metalli preziosi in Europa. Nella 2a edizione
|663| a diverse epoche, è decisamente in decadenza. Per l’anno 1831 M. Jacob calco-lava ancora a 2 milioni di lire sterline la perdita annuale del bilancio commer-ciale inglese nel traffico coll’Asia per la via del Capo di Buona Speranza. Perquanto io mi ricordo, era anche l’opinione del grand’uomo di Stato, prematura-mente rapitoci, M. Huskisson. Malgrado il considerevole bisogno di caffè, di thè,di zucchero, di cacao, che il xv secolo non conosceva, il commercio delle dro-ghe è ancora un oggetto considerabilissimo nel bilancio passivo del commercioeuropeo. Negli Stati che compongono la lega doganale germanica, il consumodelle droghe, secondo le più recenti ricerche affatto ufficiali, è asceso, nel corsodegli anni 1834, 1835 e 1836, a un valore di (1) :2,426,000 talleri.2,592,000 »4,876,000 »
del mio Saggio politico, t. III, p. 436-44 e p. 460-76. Una difesa delle mie Idee sull’ac-cumulazione dei metalli preziosi si trova nell’Edinburg Review, 1832 aprile, p. 43-61. (1) Dieterici, Prospetto statistico del commercio nella lega doganale nel 1838, pag.187 a 194. Nei tre primi anni sopra enunciati, la popolazione racchiusa nello Zollvereinera di 23,478,000; ma nell’anno 1836, fu di 25,148,000. Il consumo delle droghe inFrancia (Prospetto decennale del commercio della Francia pubblicato dall’amministra-zione delle dogane per gli anni 1827-36) è di una palpabile inferiorità rispetto a quellodegli Siati che formano lo Zollverein. La consumazione relativa delle due nazioni, preseisolatamente che io sottopongo al lettore nella tavola che segue, in franchi e chil. per laFrancia, ed in talleri e quintali di Prussia per gli Stati alemanni, sparge qualche lucesul modo di vivere dei due popoli vicini.
Principali drogheche si consumano Francia 33,000,000 d’abitanti. Zollverein 23 1/3—25,000,000 abit.
1834 1835 1836 1834 1835 1836
fr. fr. fr. tall. tall. tall.
Pepe e pimento 3,267,000(2,333,000 chil.) 2,322,000(1,658,000 chil.) 2,796,000(1,997,000 chil.) 292,100(17,000 q.) 336,000(20,200 q.) 440,000(24,900 q.)
Vaniglia 1,178,000(4,700 chil.) 1,259,000(5,000 chil.) 1,412,000(5,600 chil.) 584,000(242 q.) 707,000(293 q.) 813,000(337 q.)
Canella 694,000(158,000 chil.) 82,000(18,700 chil.) 338,000(77,000 chil.) 426,000(1,215 q.) 380,000(1,100 q.) 407,000(1,160 q.)
Garofani 271,000(60,300 chil.) 240,000(53,000 chil.) 240,000(53,000 chil.) 71,000(1,800 q.) 83,000(2,178 q.) 95,500(2,500 q.)
Noce moscata 33,000(6,200 chil.) 27,000(4,600 chil.) 36,200(7,200 chil.) 543,700(2,400 q.) 553,000(2,900 q.) 584,000(3,400 q.)
5,476,000ovvero chil.2,600,000 3,982,000ovvero chil.1,775,000 4,856,000ovvero chil.2,171,000 2,426,000ovvero quint.28,600 2,592,000ovvero quint.31,600 2,876,000ovvero quint.38,000
Un lungo studio sulla geografia del medio evo e sull’influenza così tardiva che ilviaggio di Gama ha esercitato sull’intiera trasformazione del commercio delle droghe,mi condussero ad uno speciale lavoro sull’attuale consumo delle droghe in Europa. Ilconsigliere di Stato M. Dieterici mi ha comunicato per questo lavoro, ed in manoscritto,nuovi ed importanti materiali.
|664| In Francia il consumo non è stato, nei medesimi anni, che di5,476,000 franchi.3,982,000 »4,856,000 » Ma in tutta l’Europa, sopra una popolazione di 228 milioni d’anime almeno,non si innalza probabilmente a meno di 14 a 16 milioni di talleri, somma dellaquale la vaniglia, le noci moscate, il pepe, e la cannella, assorbiscono quasi idue terzi. Quando si pensa quanto la somma del valore delle droghe, per effettodell’attuale consumo europeo, dev’esser grande comparativamente alla sommasulla quale, nella fine del secolo xv, aggiravasi, per così dire la parte precipua delcommercio internazionale d’allora, si ha un nuovo e notabile esempio della potenzadei metalli, quando essi esercitano con una forza concentrata la loro influenzasopra un piccolo spazio (allora sulle sponde del Mediterraneo e sull’Europa oc-cidentale). Il traffico delle droghe diede luogo per caso alla scoverta del Nuovocontinente. Condusse i Portoghesi, per via della punta meridionale dell’Africa,verso l’India, come altra volta aveva condotto i Greci e i Romani verso Tapro-bana. Allorché Cristoforo Colombo vuol pervenire in Oriente per la via d’Occi-dente, Paolo Toscanelli, di Firenze, gli scrive, il 24 giugno 1474: « Io mi rallegroa sentire che voi nudrite il grande e bel desiderio di arrivare per una via piùbreve nel paese, onde nacen las especerias ». Di quali doglianze non son pienigli scritti degl’ Italiani, di quali maledizioni i Portoghesi non sono sovraccaricati,perchè han penetrato nell’India per la via di mare, e minacciano di annientareil commercio delle droghe dei negozianti veneziani, pisani, e genovesi! Il CardinalBembo (1) lo chiama un malum inopinatum, e cerca motivi filosofici per con-solarsene. Pietro Martire di Anghiera (2), scrive al suo dotto amico Pom-ponio Leto: Portugalenses trans æquinoxium aliamque arcton, aromatumcommercia prosequuntur, Alexandrinos ac Damascenos mercatores ad medullasextenuant. L’opinione che i Genovesi avevano sparso, che la nuova via attornoal Capo di Buona Speranza si sarebbe ben presto abbandonata, perchè, dicevanoessi, le droghe si guasterebbero per effetto dell’aria marina (3) in un si lungoviaggio, non trovò alcun credito; ed Americo Vespucci, quest’uomo per tantotempo calunniato, aveva anche in ciò, con la sua penetrazione ordinaria, treanni soltanto dopo Gama, colpito il vero punto della quistione. In una letterarecentemente scoverta (4), che egli scrive a Lorenzo Pier Francesco de’ Medici,il 4 giugno 1501, presso il Capo di Buona Speranza, dopo avere incontrato ilresto della flotta Cabral (5) che ritornava verso il Tago, dice : « Bentosto voi
(1) Historiae venetae, libro 6° p, 189.(2) Opus epistolarum, num. CCII.(3) È quello che nel 1520 diceva in Russia Paolo Centurione (di Genova), quandovoleva stornare il commercio delle droghe, per il Mar Caspio, e i fiumi Volga, Occa, eMokwa : « Affirmava el Genoves corromperse las especias (especerias) en tan larga na-vegacion ». (Gomara, historia de las Indias; Saragozza, 1553, fol. XL).(4) Baldelli, Il Milione di Marco Polo, 1827, t. I, p. LVIII. La lettera di Vespucciè nella Biblioteca Ricardiana, manoscritto di Pier Voglienti num. 1910, p. 48.(5) Vespucci ebbe questi ragguagli sul viaggio di Cabral da un interprete che eglichiama sempre soltanto il signor Guasparre, e che trovò sopra un a nave la quale tornava
|665| saprete delle cose nuove del Portogallo. Il re avrà ben presto un immenso com-mercio e grandi ricchezze. Possa il cielo favorirlo colle sue benedizioni (Vespucciserviva allora al Portogallo). Ora le droghe andranno dal Portogallo in Ales-sandria ed in Italia (invece di andare, come solevano, da Alessandria in Porto-gallo). Così va il mondo! »

in Portogallo. Io ho recentemente mostrato che questo Guasparre era figlio di un ebreopolacco di Posen, i cui parenti erano stati espulsi nel 1456 da Casimiro III. Vasco deGama aveva trovato quest’uomo nell’isola Anjadiva (Ankediva), presso la riva chiamataCanara : l’aveva dapprima sottoposto alla tortura, e poi battezzato. Vedasi il mio Esamecritico della storia della Geografia, in-fol., pag. 507.